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Coronavirus a Bergamo: perde marito e padre, vittime della pandemia

Cristina è affranta dal dolore. Il Coronavirus si è portato via padre e marito in poco tempo, due fra le numerose vittime di Bergamo.

coronavirus a bergamo, padre e marito vittime della pandemia
coronavirus a bergamo, padre e marito vittime della pandemia

A Bergamo Cristina Magni, nel giro di una settimana, ha visto vittime del Coronavirus suo padre e il marito. “Credevamo che fosse solo influenza, ma la situazione peggiorava ogni giorno”, ha dichiarato la donna, parlando di quando Claudio Polzoni, carabiniere col quale era sposata, ha iniziato a sentirsi male.

Marito e padre vittime del Coronavirus

Claudio, una notte, ha avuto un improvviso tracollo ma il suo medico curante non ha ritenuto opportuno ricoverarlo, dopo aver parlato con la famiglia al telefono.

La mattina seguente l’uomo non respirava ed è stata corsa in ospedale per cercare di salvarlo: nel giro di qualche giorno ha perso la vita, come il padre della moglie.

Adesso con Cristina rimane la figlia di 10 anni: “Avrei dovuto impormi, ma ho rispettato la decisione del medico. Ora me ne pento, continuo a ripensarci”, ha detto all’Eco di Bergamo.

La donna, che vive a Brignano Gera d’Adda, aveva ricevuto la notizia della morte del marito, per arresto cardiaco, attraverso i vertici dei Carabinieri.

Cristina non è riuscita a vedere Claudio per l’ultima volta, ma soltanto il padre. La figlia di 10 anni ha voluto incontrare il Colonnello dei Carabinieri di zona, per regalargli un disegno e ringraziarlo di avergli dimostrato vicinanza.

Coronavirus, niente addii a Bergamo

Sono diverse le famiglie che non hanno potuto dire addio ai propri cari in questo periodo.

Per via della quarantena anti Coronavirus, tutte le funzioni religiose sono sospese e, a causa dell’alto numero di decessi, molti cimiteri sono pieni.

È accaduto a Bergamo, dove una schiera di mezzi militari ha portato tantissime bare dagli ospedali ad altre Regioni italiane, direzione cimitero. Non solo, a Milano il crematorio di Lambrate ha dovuto chiudere al raggiungimento della capacità massima: i tempi di attesa si sarebbero dilatati troppo, vista la quantità di richieste.

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