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Coronavirus, Usb: “Magazzinieri, facchini e operai senza protezioni”

In una fabbrica del veronese sarebbero 150 gli operai di una fabbrica a lavoro senza protezione malgrado il coronavirus

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Continuano ad essere molte le fabbriche rimaste aperte, malgrado l’emergenza coronavirus, in cui ancora non ci sono protezioni adeguate per gli operai, i facchini e i magazzinieri. L’ultimo appello arriva dal sindacato di base Usb che denuncia le condizioni di lavoro nel magazzino di logistica di GLS a Verona, dove 150 lavoratori impiegati per la distribuzione di merci di ogni genere, escluse quelle dei beni essenziali, lavorerebbero in un ambiente che non garantirebbe il rispetto delle distanze previste dalla legge.

“La questione dell’affollamento dei lavoratori all’interno del magazzino – scrive il sindacato in una nota – e della mancata osservanza delle distanze di sicurezza sembrava essere stata risolta con la messa in FIS (Fondo d’integrazione salariale) a rotazione di tutte le maestranze, concordando con l’Usb un parametro massimo di 25 lavoratori presenti per ogni turno, oltre all’obbligo delle società in appalto di applicare tutte le misure di prevenzione e di salvaguardia a tutela di chi lavora”.

Coronavirus, magazzinieri in fabbrica senza protezione

Le cose sarebbero però andate in maniera differente: “Invece nella notte tra il 2 e il 3 aprile con la scusa dell’aumento del volume di lavoro e in nome del profitto – aggiunge il sindacato nella nota – gli appaltatori hanno chiamato una trentina di lavoratori esterni provenienti da alcuni comuni limitrofi, con il risultato di sovraffollare nuovamente il magazzino, a discapito della incolumità e della dignità di tutti i presenti”.

“L’Usb continuerà nel suo percorso di lotta contro chi privilegia il profitto a scapito della salute e farà ricorso alla prefetto e a tutte le autorità di controllo perché nel magazzino vengano ripristinate la legalità e le condizioni di sicurezza dei lavoratori tutti”.

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