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Coronavirus, l’allarme dei costruttori: “Sostenere le imprese o sarà un disastro”

I costruttori italiani lanciano un'allarme: se il governo non sosterrà le imprese nel dopo coronavirus, potrebbe verificarsi un disastro.

coronavirus costruttori
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Il premier Conte ha prorogato le misure di contenimento per i cittadini fino al 3 maggio disponendo, nel nuovo Dpcm, alcune deroghe per le aziende. In particolare, potranno riaprire le librerie e le cartolibrerie, i negozi di abbigliamento per neonati e il settore della silvicoltura.

Anche alcune aziende potranno riaprire le loro sedi qualora si possa garantire il distanziamento sociale tra i lavoratori e siano messi a disposizione i dispositivi di protezione individuale. L’allarme che hanno lanciato i costruttori, però, riguarda il dopo coronavirus per le aziende: se non vi sarà un robusto sostegno, si prefigura un possibile disastro.

Coronavirus, l’allarme dei costruttori

L’Associazione Nazionale dei costruttori edili ha lanciato un allarme dopo il varo delle nuove misure di contenimento dal coronavirus. “Riaprono le librerie? Con tutto il rispetto per la cultura, ma i libri non si possono comprare su internet? Sono pazzi”. Quello che vogliono mettere in luce è il fatto che “superata l’ emergenza sanitaria la grande sfida sarà sugli investimenti infrastrutturali che saranno i primi a partire.

Ma occorre sostenere le imprese”.

Gabriele Buia, il presidente dell’Associazione, ha chiarito che qualora non vi fosse il sostegno necessario del governo nel momento della riapertura, “saremo costretti a sospendere i pagamenti e sarà un disastro“. In un’intervista per La Stampa, Buia ha rincarato la dose contro il governo e il legislatore, che “non si rendono assolutamente conto di come funziona il nostro comparto e quanto le costruzioni siano diverse dalle altre attività”.

Il decreto, stando a quanto riferito dal presidente, “prevede tempi incompatibili con la salute del mondo delle costruzioni”. “Se non ripartiamo in fretta non riusciremo mai a ripagare. Certamente non nei sei anni previsti dal governo”. E conclude: “Per questo ora diciamo basta: dopo 11 anni di crisi che ha messo in difficoltà grandi e piccoli voglio capire cosa intende fare davvero la politica. Ce lo devono dire una volta per tutte”.

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