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Coronavirus, come lavoreranno i dentisti dopo la riapertura

Quando avrà inizio la fase 2 andare dal dentista sarà molto diverso rispetto a come siamo abituati.

dentista

In seguito all’emergenza coronavirus la maggior parte delle attività lavorative sono sospese e si inizia a pensare a come fare per lavorare in massima sicurezza in vista della fase 2. Tra le categorie interessate vi è quella dei dentisti, che tra camici, uso degli strumenti e numero giornaliero di pazienti, sta pensando alle misure da poter adottare.

Come lavoreranno i dentisti

Come riportato da Il Mattino, quando avrà inizio la fase 2 andare dal dentista sarà molto diverso rispetto a quanto siamo abituati. Nello studio dentistico di Cecilia, nel quartiere romano di Montesacro, ad esempio, si sta studiando un protocollo da adottare al momento della riapertura.

Al momento, infatti, nonostante le varie richieste da parte dei pazienti, i dentisti non possono operare.

“C’è gente che chiama chiedendo di approfittare di questo periodo per fare interventi, dalle protesi allo sbiancamento o l’estrazione del dente del giudizio. Ovviamente gli faccio capire che per queste cose non c’è urgenza“. A proposito delle misure da adottare in vista della riapertura, quindi, il numero di pazienti che potranno accedere allo studio di Cecilia risulterà dimezzato rispetto a prima.

Le misure volte ad evitare la diffusione del virus, a loro volta, saranno tante.

Questa emergenza ci ha presi alla sprovvista, ma ci stiamo attrezzando. Ho ordinato le mascherine Ffp2, quelle più sicure. Sono previsti anche schermi protettivi per il viso, tute idrorepellenti e doppio guanto”. Per quanto riguarda l’uso degli strumenti ha aggiunto: “Cercheremo di evitare l’aspiratore e l’air flow, che produce un aerosol molto forte.

Anziché la turbina, useremo il manipolo ad anello rosso, per limitare l’aerosol”. Particolari misure verranno adottate anche per i clienti, per i quali ” ho comprato 2000 copri scarpe, buste di plastica per borse e giacche oltre al gel igienizzante per le mani”.

Ma non solo, tra le ipotesi al vaglio vi è quella di rilevare lo stato di salute dei pazienti. “Se saranno distribuiti, sottoporrò i clienti al test sierologico rapido, quello che prevede una piccola puntura con un ago. E oltre al classico foglio di anamnesi da compilare, ne affiancherò uno da firmare sui contatti avuti con persone positive al coronavirus o eventuali sintomi“.

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