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Coronavirus, lo sfogo di un infermiere: “Così muoiono i pazienti infetti”

Assenza di dignità per le vittime e turni estenuanti: così un infermiere ha raccontato cosa accade nei reparti con pazienti positivi al coronavirus.

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Dopo aver finito il suo estenuante turno di lavoro, un infermiere impegnato in prima linea a curare i pazienti con coronavirus ha voluto raccontare in uno sfogo cosa avviene tutti i giorni in reparto per fare in modo che, quando qualcuno si dice annoiato e si lamenta di essere sottoposto alla quarantena, possa rendersi conto della difficile situazione che tante persone stanno affrontando senza lamentela alcuna.

Coronavirus: lo sfogo di un infermiere

Quello descritto da Alessio Fantini in un post è stato il turno che ha definito più massacrante del solito perché ha avuto luogo il primo decesso nel reparto in cui opera. Una morte più dolorosa di quelle che nei suoi anni di esperienza ha vissuto, perché “questo virus è infame, non ti prende solo la vita, ti toglie la dignità, non ti permette di ricevere un ultimo degno saluto dalle persone che hai amato che ti hanno amato“.

Quando infatti un paziente positivo all’infezione va incontro al decesso, gli infermieri gli fanno una doccia a letto con il bio-cloro. Infermieri che, ha spiegato, respirano a fatica e a mala pena riescono a vedere a causa delle mille protezioni indossate. E che si trovano a farsi portavoce di tutti i familiari dando al defunto l’ultimo saluto prima di riporlo all’interno di un sacco bio-contenitivo.

Di fronte a queste immagini estenuanti, Alessio ha pensato a tutte le persone che continuano a lamentarsi dello stare in casa o a coloro che provano ad andare nelle seconde case. E a quel punto la rabbia prende il sopravvento, “perché non posso non pensare anche alla desolazione negli occhi del mio collega, all’abbraccio a fine turno, ai segni sul viso e a quell’odore di candeggina che oramai fa parte di me.

Ma anche quel sentirsi parte di una vera guerra o all’abbraccio dopo una dimissione come se avessi vinto di nuovo un mondiale“.

A quanti dunque si sentono annoiati e non riescono a non lamentarsi, l’infermiere ha consigliato di rileggersi la sua testimonianza per capire quanta sofferenza c’è fuori dal proprio orizzonte.

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