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L’opinione di Toni Capuozzo

Coronavirus, la Giustizia in Italia è sempre un po’ politica

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La lettura giudiziaria della pandemia in Italia sarà pandemica, se ogni famiglia dei medici o infermieri deceduti farà causa al Servizio Sanitario, se lo farà ogni famigliare di vittima del Coronavirus.

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Un po’ in ritardo, ma la Protezione Civile si è accorta che snocciolare ogni giorno numeri dopo numeri rischia di generare ansietà e non illumina su trend di contagi, decessi e guarigioni che appaiono più chiari se letti a cadenza settimanale.

Ma i numeri restano importanti, e hanno un’anima e un senso.

Prendete quelli resi noti il 18 aprile per la provincia di Bergamo, e cioè un pezzo d’Italia trai più colpiti e nello stesso tempo un campione non così grande da perdercisi dentro. Gli abitanti della provincia di Bergamo sono un milione cento e ottomila. Tra coloro che sono stati contagiato dal Covid 19 – o almeno quelli il cui contagio è emerso ai dati ufficiali – l’età media è stata di 64,6 anni.

Tra coloro che sono deceduti l’età media è stata di 76,5 anni. A confermare la fragilità della popolazione anziana il fatto che 3429 contagiati avevano più di 75 anni. Seguiti da vicino dalla fascia d’età tra i 50 e i 64 anni, con 3047 casi. Ci sono stati però anche 60 minorenni positivi, e 22 tra loro erano neonati.

Nell’alluvione di voci su Covid 19 sono corse due affermazioni: che le donne sono meno colpite e che gli immigrati non ne sono colpiti.

Gli uomini costituiscono il 58,6% dei contagiati, le donne il 41,3%. Però se andiamo a vedere le vittime, le donne sono il 33%, gli uomini il 66%: come se le donne reagissero meglio. Quanto agli immigrati, nella provincia si sono rivelati positivi 60 albanesi, 57 rumeni, 47 marocchini, 33 boliviani. Il mondo intero, senza però, è vero, immigrati dell’Africa subsahariana, ma qui bisogna chiedersi se l’assenza di dati sia davvero assenza di contagi.

Quanto al numero dei decessi – molti insistono che i morti su base annua per polmoniti e influenze varie sono più o meno gli stessi, solo con una minor concentrazione temporale – i numeri della provincia di Brescia (1 milione 264 mila abitanti) sono eloquenti: dal 16 al 31 marzo in provincia nel 2019 ci furono 99 decessi. Nel 2020 nello stesso periodo 711: un aumento del 618%.

Infine un ultima serie di numeri.

Sappiamo tutti della valanga di inchieste giudiziarie sulla questione delle morti nelle RSA. Giusto, se ci sono stati errori, è doveroso perseguirli. Però dobbiamo ricordare che in Francia il 7 aprile (ultimo dato da me rintracciato) su 10.328 morti, 3237 sono avvenute in Hepad, la case per anziani. Oggi i decessi in Francia sono in totale 19.323. Se la proporzione tra totale e decessi negli ospizi fosse rimasta la stessa, sono quasi 6000 morti. In Spagna su 20.639 decessi, quasi 6000 sono avvenuti nelle case per anziani. In Canada su 1470 vittime, la metà è stata registrata nelle residenze per anziani.

Cosa vuol dire? Tutti colpevoli nessun colpevole ? No, vuol dire che la lettura giudiziaria della pandemia in Italia sarà pandemica, se ogni famiglia dei cento e passa medici farà causa al Servizio Sanitario, se lo farà ogni famiglia di ogni infermiere deceduto, e se lo farà ogni famigliare di vittima del Covid 19. Ma la Giustizia, in Italia è sempre un po’ politica, e che la politica continui nelle aule di tribunale è avvilente.

Vi ricordate il terremoto dell’Abruzzo? Ci fu un lungo processo a sei scienziati della Commissione Grandi Rischi che faceva capo a Palazzo Chigi, dove allora stava Berlusconi. Avevano minimizzato lo sciame sismico che aveva preceduto il terremoto. Li assolse la Cassazione, che però condannò il vice di Bertolaso, De Bernardinis, perché in un’intervista televisiva, e dunque fuori da un inevitabilmente aleatorio dibattito scientifico sulle previsioni, aveva detto che «non c’era pericolo».

Una dichiarazione «negligente e imprudente», che finì per rassicurare ingannevolmente gli abitanti dell’area colpita, secondo i giudici. Ora ricorderete quello che il premier Conte, ospite della Gruber, il 27 gennaio 2020, ebbe a dire, rassicurante, sulla minaccia del virus, allora solo cinese: «Siamo prontissimi, continuiamo costantemente ad aggiornarci con il Ministro Speranza. L’Italia in questo momento è il Paese che ha adottato misure cautelative all’avanguardia rispetto agli altri, ancora più incisive. Abbiamo adottato tutti i protocolli di prevenzione possibili e immaginabili». Come si andata, questo lo sapete.

Giornalista, scrittore e volto noto del giornalismo d'inchiesta televisivo italiano. Ha esordito nel giornalismo cartaceo come penna di Lotta Continua nel 1979, seguendo il mondo dell'America Latina. Reporter di guerra ha raccontato i conflitti dell'ex Jugoslavia, della Somalia e del Medio Oriente. Ha condotto lo storico programma Terra! in onda sulle reti Mediaset. Vicedirettore del Tg5 fino al 2013 ha tenuto la rubrica Mezzi Toni su Tgcom24.


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Giornalista, scrittore e volto noto del giornalismo d'inchiesta televisivo italiano. Ha esordito nel giornalismo cartaceo come penna di Lotta Continua nel 1979, seguendo il mondo dell'America Latina. Reporter di guerra ha raccontato i conflitti dell'ex Jugoslavia, della Somalia e del Medio Oriente. Ha condotto lo storico programma Terra! in onda sulle reti Mediaset. Vicedirettore del Tg5 fino al 2013 ha tenuto la rubrica Mezzi Toni su Tgcom24.

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