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Coronavirus, morta infermiera a Bergamo: il ricordo della sorella

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La sorella di Lidia Liotta racconta come l'infermiera sia rimasta fino all'ultimo nella Rsa dove lavorava prima di morire di coronavirus a 55 anni.

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Morire di coronavirus a soli 55 anni: è questa la triste sorte capitata a Lidia Liotta, infermiera caposala operante nella Rsa Villa Serena di Predore, in provincia di Bergamo. La donna si è spenta nella giornata del 18 aprile, dopo quasi un mese di ricovero ospedaliero dovuto alla pandemia che solo in Italia ha già causato 129 morti tra il personale medico e 31 tra gli infermieri.

A raccontare gli ultimi giorni di vita della donna è la sorella Giusi, che ai microfoni di LaPresse ha spiegato l’intera vicenda della 55enne.

Coronavirus, morta infermiera a Bergamo

Originaria di Sciacca, in provincia di Agrigento, Lidia Liotta aveva iniziato a sentirsi male ai primi giorni di marzo, ma aveva scelto di rimanere al lavoro per dovere professionale o, come affermava lei stessa, perché un capitano non abbandona mai la propria nave.

La sorella Giusi infatti racconta: “Io l’ho vista l’ultima volta il 26 febbraio era preoccupata perché c’erano delle pazienti che avevano febbre alta e la tosse, io stessa mi sono allarmata e le ho suggerito di mettersi in malattia. Mi ha risposto che il capitano non abbandona mai la nave.

Alcuni giorni dopo tuttavia, Lidia inizia ad accusare i primi sintomi del coronavirus ma decide di ritornare al lavoro a causa della mancanza di personale nella Rsa dove operava: “Ha preso qualche giorno di malattia, ma siccome nella casa di riposo il personale erano in sotto organico, è rientrata nonostante non stesse ancora bene.

Quella mattina è entrata a lavoro alle 7 ed è uscita alle 20.30 di sera.

Le condizioni della donna però peggiorano nel giro di poco e alla fine di marzo si rende necessario il ricovero in ospedale, dal quale Lidia non uscirà più: “È stata prima intubata, poi sottoposta a dialisi: ha lottato per venti giorni, sembrava quasi ce la potesse fare perché la polmonite stava migliorando, ma poi il virus le ha provocato una grave lesione ischemica emorragica e nel giro di pochi giorni è morta”.

Le accuse alle autorità

Nel raccontare la morte della sorella, Giusi Liotta punta il dito contro le autorità locali che a suo dire non hanno sapute gestire correttamente l’emergenza, comunicando i potenziali rischi agli operatori sanitari quanto ormai era troppo tardi: “Non ci sono state disposizioni in merito all’epidemia, dicevano che era un’influenza. Nessuno si è posto il problema del perché gli anziani e gli operatori sanitari stessero male, a nessuno è stato fatto il tampone, né al personale medico sanitario, né agli ospiti nonostante sia il direttore sanitario, sia il direttore amministrativo sapessero che c’erano casi sospetti.

Dormire con una coscienza così, se qualcuno sapeva, è orribile. […] Questo è il tempo del dolore, non ho niente da chiedere perché tanto mia sorella non mi sarà mai più ridata indietro”.

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.


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Jacopo Bongini

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.

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