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Coronavirus, Rsa Trisoglio: “Mio papà morto in 5 giorni: era paziente zero”

Cosimo Marasco è morto nell'arco di cinque giorni a causa del coronavirus: per la figlia, era il paziente zero della Rsa Trisoglio, dove era ospite.

coronavirus rsa Trisoglio
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Resta allarmante e sconcertante la situazione nelle Rsa. Dopo la polemica che ha investito la Lombardia, si indaga in Emilia-Romagna, Toscana, Piemonte e Puglia, dove alcune strutture chiedono aiuto direttamente ai familiari dei loro pazienti. È una silenziosa strage di anziani.

Intere generazioni spezzate a causa del coronavirus: è il caso di Cosimo Marasco, morto nella Rsa Trisoglio di Trofarello, vicino a Torino. Da un mese non vedeva i suoi cari: le visite, infatti, erano state sospese per tutelare la salute degli ospiti. Il 22 marzo la figlia ha ricevuto la drammatica notizia: il padre è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Moncalieri, dove è arrivato in condizioni disperate. Positivo al Covid-19, l’uomo, 87 anni a maggio, è morto il 24 marzo.

Era il paziente zero della struttura in cui era ospite: da quel momento, infatti, i contagi nella casa di riposo sono aumentati drasticamente.

Coronavirus, morto nella Rsa Trisoglio

“Penso che mio padre sia stato il primo.

Racconto questa storia perché penso che dagli errori si debba sempre imparare. Non me l’aspettavo, ero convintissima che lui fosse al riparo, che fosse tranquillo. Ci avevano vietato di entrare e abbiamo sopportato questa distanza proprio per tutelarlo, non potevo immaginare cosa sarebbe successo”. Con questo sfogo la figlia di Cosimo, Rosella Marasco, ha raccontato l’accaduto. Non potendo recarsi nella struttura per celebrare la festa del papà, lo scorso 19 marzo, la donna ha inviato un video alle infermiere.

Quest’ultime l’hanno poi rassicurata: il padre Cosimo ha visto il filmato e l’ha riconosciuta. 5 giorni dopo la corsa in fin di vita all’ospedale di Moncalieri.

A un’ora dal ricovero, Rosella riceve un’altra telefonata. Una dottoressa del Pronto Soccorso le spiega che suo padre è in condizioni gravissime e che dovranno somministrargli della morfina per tenerlo addormentato e non farlo soffrire. L’indomani, il 23 marzo, altri quattro medici confermano alla famiglia che Cosimo ha contratto il virus. Anche se il risultato del tampone non è ancora arrivato, le lastre e gli esami del sangue chiariscono la diagnosi. Nell’arco di 5 giorni dalla chiamata rassicurante delle infermiere della Rsa, l’uomo è deceduto.

Ma se la struttura era chiusa da diverse settimane, chi ha trasmesso a Cosimo il Covid-19? Si chiede la figlia Rosella. Probabilmente il personale sanitario, magari qualche asintomatico. A tal proposito, la donna ha commentato a Fanpage.it: “Non lo so. Non so come sia potuto succedere. Eravamo tranquilli che lì sarebbe stato al sicuro, ci è caduta una tegola sulla testa. Da quello che so mio padre è stato il primo a morire di Covid-19 tra gli ospiti di quella RSA, dopo c’è stata una escalation di morti. E ancora: “Se il personale sanitario fosse stato dotato di protezioni, se fosse stato esaminato con dei tamponi prima di entrare nella struttura, le cose sarebbero andate diversamente e mio padre sarebbe ancora qui con noi”.

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