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Scuole chiuse, l’appello dei genitori: “Governo affronti il problema”

Le scuole sono chiuse e molti genitori chiedono risposte da parte del governo su come gestire lavoro e figli in vista dell'avvio della Fase 2.

scuole chiuse gottinga

In seguito all’emergenza coronavirus le scuole sono chiuse e molti genitori chiedono risposte da parte del governo su come gestire lavoro e figli in vista dell’avvio della Fase 2.

L’appello dei genitori

Il 4 maggio in molti ritorneranno al lavoro, mentre le scuole continueranno a restare chiuse. Una situazione che desta la preoccupazione di molti genitori che iniziano a chiedere al governo delucidazioni su come riuscire a gestire lavoro e figli nel corso della seconda fase dell’emergenza Covid-19. A tal proposito su Change.org è stata lanciata una petizione da un gruppo di genitori e professionisti che ha già raggiunto oltre 23 mila firme: “Siamo un gruppo di genitori e lavoratori: medici, insegnanti, impiegati, giornalisti, dirigenti d’azienda, psicopedagogisti, fotografi.

Come tanti altri genitori e famiglie che hanno firmato la petizione, ci chiediamo cosa sarà di noi dopo il 4 maggio“.

In particolare con questa petizioni si è voluto sottolineare la preoccupazione “sull’incertezza che ruota attorno al ritorno tra i banchi di scuola il prossimo settembre. Una situazione che mette soprattutto le donne, già penalizzate sul mercato del lavoro in quanto a occupazione e remunerazione, in grave crisi: molte rischiano di dover rinunciare al lavoro per poter seguire i figli, visto che oltretutto i bambini non potranno stare coi nonni, categoria maggiormente a rischio durante questa emergenza”.

Per poi aggiungere: “Questa prospettiva è inaccettabile e contraria al principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della nostra Costituzione: esigiamo risposte dalla politica, adesso. Non impegni vaghi per il futuro anno scolastico, ma che adesso ci si occupi di famiglie e bambini perché dal 4 maggio i problemi emergeranno in tutta la loro urgenza”.

In particolare al governo vengono fatte cinque richieste. Innanzitutto “che si apra immediatamente una discussione pubblica sul tema scuola, con particolare riferimento alle conseguenze dell’assenza della didattica – quella on line non è che un pallido surrogato e non riguarda la fascia più fragile dei bambini tra 0 e 6 anni – per i bambini, così come sulla possibilità di una riapertura diversa delle scuole.

Che magari desse la precedenza, appunto, ai più piccoli, dal momento che il danno è maggiore per chi, come neonati o alunni della scuola dell’infanzia, non può godere di nessuna didattica”. In secondo luogo i genitori chiedono “una letteratura scientifica e di supporto sulla quale basare il rinvio delle scuole. Non può bastare l’appello dello scienziato di turno, occorre che il Governo porti a giustificazione della chiusura una reale documentazione scientifica, così come la stessa servirebbe per riaprire aziende e far ripartire il Paese”. Soprattutto perché “Vogliamo sapere se i reali motivi per una mancata riapertura sono scientifici oppure pratici, il che non vuol dire meno seri. Ma dovrebbe cambiare almeno, se il problema è solo organizzativo, la comunicazione alle famiglie”.

Nel caso in cui la chiusura della scuola dovesse essere confermata, inoltre, tramite la petizioni i genitori chiedono al governo di pensare “espressamente a soluzioni per quei genitori che devono rientrare al lavoro. Se i genitori tornano al lavoro, cosa faranno i bambini tutto il giorno chiusi in casa, magari con temperature sempre più torride? I centri estivi, quelli su cui ormai i genitori contano per superare qualche settimana in vista delle vacanze, se non riapriranno le scuole non avranno a loro volta giustificazione per riaprire, le baby-sitter non possono bastare per tutti e il loro costo è elevatissimo e per la maggior parte delle famiglie inabbordabile anche a fronte di bonus insufficienti, i nonni con tutta evidenza non potranno occuparsene se è vero che dovranno stare ancora protetti a lungo. E dunque, chi si occuperà dei nostri figli mentre noi ci muoviamo per lavorare?”.

Particolare attenzione viene poi chiesta per tutti le famiglie con bambini che soffrono di qualche patologia e che frequentano centri alternativi. ” Anche su questo le famiglie attendono un segnale importante, così come lo attendono – un altro aspetto su cui tutti i genitori aspettano comunicazioni chiare – sulla riapertura dei centri sportivi, così essenziali per bambini “speciali” e bambini “normali”. Come mai non se ne parla? Se si può aprire un’azienda in sicurezza, perché non una piscina?”. Per finire, nella petizione si fa riferimento alle “ripercussioni economiche, facciamo presente che ci è ben chiaro che anche quello dei nidi, delle scuole d’infanzia e dei centri estivi privati è un problema economico oltre che familiare: strutture che da mesi non stanno riscuotendo le rette di frequenza sono condannate, al prolungarsi della chiusura, a dichiarare fallimento, con il conseguente enorme vuoto di servizi che lasceranno”. Anche perché “si sono tirati fuori molti soldi per i lavoratori e per le imprese e si continua a discutere di come erogarne altri. Ma oggi è tempo di occuparsi anche dei bambini, di ripartire dai loro bisogni. Che sono esigenze primarie non così difficili da garantire. A patto, ovviamente, che si mettano quei bambini come priorità, e non, come da sempre in Italia, come ultimi insieme ad altri ultimi. È questo ciò che, in definitiva, chiediamo al Governo. Per il presente e il futuro”.

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