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Coronavirus, il Lazio paga soggiorni in hotel ai detenuti

Coronavirus, per fermare contagio nelle carceri la regione Lazio ha pagato soggiorno in hotel ai detenuti in difficoltà economiche.

detenuti hotel

La situazione nelle carceri, a causa dell’epidemia, non si è ancora stabilizzata. Dopo le violente proteste avvenute anche Rebibbia e Regina Coeli, il Lazio ha deciso di adottare una manovra per evitare il contagio nelle carceri: ha pagato il soggiorno in bed and breakfast a cinque detenuti in semi-libertà.

Hotel pagato a cinque detenuti

Dopo le violente proteste del marzo scorso, il Lazio di Zingaretti ha adottato una misura di prevenzione del contagio da coronavirus. L’11 marzo scorso, il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha disposto una licenza di quindici giorni: questa per “consentire ai detenuti semiliberi di non rientrare in carcere la sera ed evitare in tal modo rischi di contagio per gli altri detenuti all’interno dell’istituto penitenziario”.

Tra i detenuti, cinque erano in condizioni economiche disagiate, ovvero non in grado di “sostenere le spese per una sistemazione alloggiativa idonea”. A quel punto, si è attivato il Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale: questo ha stabilito che fosse necessario sostenere la spesa di 2.625 euro in totale per poter garantire ai cinque detenuti semiliberi due settimane di pernottamento in bed and breakfast.

Le proteste della Lega

Tutto ciò è stato operato dalla regione Lazio “al fine di evitare rischi di contagio da Coronavirus per le altre persone detenute presso la III Casa Circondariale Rebibbia”. Il costo dei pernottamenti è stato finanziato da un fondo specifico presente presso Lazio Innova Spa. Inoltre, lo stesso fondo ha predisposto uno stanziamento di 35mila euro per sostenere le spese di alloggio dei reclusi nei penitenziari del Lazio, quei soggetti ammissibili alla detenzione domiciliare, che però sono senza domicilio o risorse. Le proteste non sono mancate da parte della Lega, che ha commentato: “Uno schiaffo agli italiani per bene, mentre medici e forze dell’ordine non hanno neppure camici e mascherine“.

Nata a Voghera, il 08/09/1996, è laureata in Comunicazione, Innovazione e Multimedialità (CIM) presso l’Università di Pavia. Collabora con Gilt Magazine e ha lavorato presso SkyTG24.


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Alessandra Tropiano

Nata a Voghera, il 08/09/1996, è laureata in Comunicazione, Innovazione e Multimedialità (CIM) presso l’Università di Pavia. Collabora con Gilt Magazine e ha lavorato presso SkyTG24.

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