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Imprenditore suicida a Napoli, la famiglia: “Temeva di non farcela”

La famiglia di Antonio Nogara, l'imprenditore morto suicida a Napoli, precisa: "Non c'entra la crisi economica".

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Sono in corso le indagini per ricostruire le motivazioni che hanno spinto Antonio Nogara (imprenditore 58enne morto suicida nella sua fabbrica di Barra, nella periferia di Napoli) a compiere il tragico gesto. Quello che in un primo momento sembrava essere il frutto del lockdown prolungato e delle difficoltà economiche appare, ora, come qualcosa di diverso, legato più ai timori dell’uomo per le conseguenze che la crisi avrebbe avuto sulla sua famiglia e sui suoi dipendenti.

È quanto è emerso dai colloqui tra la moglie, Anna, e il sindaco di Cercola, Vincenzo Fiengo.

I motivi del tragico gesto

È un quadro nuovo quello che emerge, col passare delle ore. Si apprende così che l’impresa di Nogara – per quanto messa in difficoltà dalle norme anti-contagio imposte dal governo – era solida e con ogni probabilità sarebbe riuscita a risollevarsi nonostante la chiusura. Ma Antonio la pensava diversamente e, spiega la famiglia, temeva di non farcela.

La moglie, in un’intervista al Mattino, ha escluso che tra le cause del tragico gesto ci sia la depressione di cui l’uomo aveva già sofferto. Troppa era, piuttosto, l’angoscia per la sua attività, mentre attendeva che arrivassero i fondi per la cassa integrazione; troppa la preoccupazione per il destino dei suoi dipendenti. Tutti i conoscenti lo descrivono come un uomo dall’animo sensibile e attento al prossimo e oggi lo ricordano con frasi affettuose e commosse tramite i social network.

“È stata una notizia terribile dal punto di vista umano, che ha scosso tutti” conferma il sindaco di Cercola in un’intervista rilasciata a Fanpage. “La famiglia però ci ha tenuto subito a precisare che non c’entra la crisi economica. L’azienda è sana, non ci sono debiti e non c’entra assolutamente nulla con questo tragico gesto. L’auspicio è che non se ne faccia un simbolo di una situazione di crisi economica per il coronavirus, perché non è così”.

Imprenditore suicida a Napoli: la lettera

Il dramma si è consumato a Napoli, dove un 58enne imprenditore e proprietario di una fabbrica si è suicidato per motivi ancora da ricostruire. L’uomo avrebbe lasciato sul posto una lettera d’addio ai suoi cari (la figlia Federica e la moglie Anna, in particolare).

Antonio Nogata si è impiccato utilizzando una fune nella sua piccola azienda che si occupa di manifatture in legno e ferramenta che si trova in via Murelle, non distante dalla stazione di San Giovanni a Teduccio, nel cuore di Napoli Est.

L’uomo è stato ritrovato appeso alla fune da parte dei sanitari del 118 che non hanno potuto far altro che constattare il decesso.

In un primo momento si è ricondotto il gesto alla crisi economica (che ha già messo in ginocchio parte del ceto medio in tutto il Paese) dovuta al lockdown terminato il 4 maggio. Dopo sessanta giorni di chiusura forzata, le spese accumulate e la preoccupazione di dover far fronte a una crisi prolungata avrebbero spinto definitivamente l’uomo a togliersi la vita.

Di Bergamo, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione e con l'ambizione di diventare giornalista. Lo sport è la mia passione, perché l'Atalanta è un mio pezzo di cuore. Divoro libri, onnivoro musicale, ma ffino ad un certo limite. Ascoltare gli altri è un piacere, scrivere lo è ancor di più.


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Marco Alborghetti

Di Bergamo, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione e con l'ambizione di diventare giornalista. Lo sport è la mia passione, perché l'Atalanta è un mio pezzo di cuore. Divoro libri, onnivoro musicale, ma ffino ad un certo limite. Ascoltare gli altri è un piacere, scrivere lo è ancor di più.

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