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Coronavirus, all’Ospedale Cotugno di Napoli vuota la terapia intensiva

L'Ospedale Cotugno di Napoli non presenta più ricoverati per Coronavirus in terapia intensiva. Continuano ad aumentare le guarigioni.

Ospedale Cotugno di Napoli: non ci sono più ricoverati in terapia intensiva
Foto dell'Ospedale Cotugno di Napoli. Non ci sono più ricoverati per Coronavirus.

Non ci sono più ricoverati per Coronavirus all’interno del reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Cotugno di Napoli. Una buona notizia, una speranza nella continua lotta contro il virus.

Aumentano invece di giorno in giorno le guarigioni. Nelle corsie sono rimasti 20 pazienti su una disponibilità di 200 posti letto.

Coronavirus, l’Ospedale Cotugno si svuota

La speranza è tanta, ma bisogna rimanere vigili, come avverte Florentino Fraganza, primario della Rianimazione: “La malattia sembra avere cambiato il suo volto, resta oggi circoscritta a pochi casi e di questi nessuno con complicanze broncopolmonari.

Il quadro tromboembolico che avevamo imparato a riconoscere e che evolveva in una insufficienza multiorgano non sembra più affacciarsi al letto dei pazienti. Ovviamente proprio perché sconosciuto e imprevedibile questo virus va ancora temuto”.

Sperimentazione con il plasma

L’Ospedale Cotugno di Napoli è in questi giorni sotto i riflettori per un’altra questione molto importante: il centro infatti è entrato a far parte del protocollo Plasmoterapia per la terapia del Covid-19.

La terapia partirà proprio da un ambulatorio destinato ai pazienti guariti. I donatori di plasma verranno arruolati su base volontaria, i primi a donare sono stati i medici del Cotugno.

Una buona notizia

Una notizia rassicurante in un momento molto delicato, in cui ciascuno è chiamato a fare i conti con la propria personale Fase2. Ma un dato di fatto c’è, e lo afferma chiaramente Maurizio di Mauro, direttore Generale dell’Azienda dei Colli (Monaldi-Cotugno-Cto): “L’Ospedale Cotugno ha dato tutto nella lotta al Coronavirus con i suoi operatori, infermieri, medici, tecnici che hanno affrontato la pandemia”.

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