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Protesta infermieri a Torino: “Non dimentichiamo cosa abbiamo fatto”

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Nella mattinata del 20 maggio gli infermieri piemontesi si sono riuniti a Torino per protestare contro le condizioni in cui sono costretti a lavorare.

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Decine di infermieri sdraiati in piazza Castello a Torino. in segno di protesta contro quelle stesse istituzioni che li hanno abbandonati nel periodo più duro dell’emergenza coronavirus. Così nella mattinata del 20 maggio è avvenuto il flash mob organizzato dal sindacato degli operatori sanitari piemontesi NurSind, che per bocca del suo segretario regionale Francesco Coppolella ha denunciato le precarie condizioni in cui sono costretti a lavorare gli infermieri durante la crisi sanitaria provocata dal Covid-19.

Protesta degli infermieri a Torino

Davanti alla sede della Regione Piemonte, i manifestanti si sono sdraiati tutti insieme per ricordare simbolicamente i quaranta infermieri morti di coronavirus in Italia negli ultimi mesi. Un triste primato “celebrato” anche dalle catene e dai sacchi neri esposti durante la protesta, sacchi nei che gli stessi infermieri affermano di essere stati costretti a indossare in mancanza dei camici regolamentari, come affermato anche dal segretario Coppolella: “Ci avete abolito per legge la quarantena preventiva facendoci diventare untori dei nostri colleghi, dei nostri pazienti e delle nostre famiglie.

Non ci avete fatto i tamponi nonostante molti di noi avessero sviluppato sintomatologia. Abbiamo indossato sacchi dell’immondizia rinunciando anche alla nostra dignità personale e abbiamo dovuto indossare pannoloni sotto le tute perché ci era impossibile fare i nostri bisogni”.

Nel leggere il comunicato sindacale, il segretario generale ha poi aggiunto: “Le nostre condizioni di lavoro sono state critiche.

Siamo qui oggi per testimoniare quello che è stato e le conseguenze. Nessun premio o bonus rimarginerà le feriti di quel che è stato. Questa categoria merita rispetto. Al momento non c’è nulla. Oggi non si parla più di premialità o bonus. Vuol dire non aver compreso nulla da questa esperienza. […] “Molti colleghi piangevano in questi mesi e molti colleghi hanno dovuto dormire fuori, lasciare i propri figli. È stata una situazione complicata.

Speriamo di uscirne, ma non dimentichiamo quel che abbiamo fatto“. A seguito della protesta, i rappresentanti sindacali sono stati ricevuti dal presidente di regione Alberto Cirio, che ha ascoltato le ragioni dei manifestanti.

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.


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Jacopo Bongini

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.

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