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Coronavirus, allo Spallanzani al via la terapia con plasma iperimmune

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Al via la terapia con plasma iperimmune all'ospedale Spallanzani. Cosa sappiamo di questa terapia e quali sono le aspettative degli scienziati.

Plasma somministrato in pazienti Covid

All’Istituto Lazzaro Spallanzani è iniziata la terapia anti-coronavirus con plasma iperimmune. Lo ha reso lo stesso nosocomio nella conferenza stampa di oggi 22 maggio. La sperimentazione – riferiscono dall’ospedale – è frutto di una partnership con il Dipartimento di Ematologia dell’ospedale San Camillo e il Dipartimento di Oncoematologia e Terapia cellulare e genica dell’ospedale Bambino Gesù.

Spallanzani: la terapia con plasma un traguardo

Per l’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma, la sperimentazione con plasma iperimmune, prelevato dai pazienti Covid, è un traguardo importante per arrivare a un’efficace terapia di contrasto al Covid-19. I risultati promettenti della terapia con il plasma sono stati comunicati dall’ospedale di Mantova i primi di maggio. Nel nosocomio lombardo, è stato sottoposto alla cura un centinaio di pazienti. Come ha comunicato il direttore della Pneumologia e dell’Unità di Terapia intensiva respiratoria, Giuseppe De Donno, risultati incoraggianti si sono mostrati fin da subito.

Cura con plasma: da Pavia agli Usa

La terapia con plasma iperimmune prelevato da pazienti con Covid-19 è stata sviluppata al Policlinico San Matteo di Pavia. I primi di maggio, nella struttura 52 pazienti hanno visto un netto miglioramento al punto che la direzione ospedaliera ha incluso 150 pazienti in una seconda tranche della fase sperimentale. Dalla Lombardia, la cura al plasma è stata già esportata in 116 centri negli Stati Uniti. Un plauso è venuto anche da Giovanni Rezza, responsabile del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità: “Un successo non solo per la ricerca italiana, ma per tutti” ha detto. Ha, però, aggiunto che si tratta di una terapia con i limiti di questa terapia.

La cura, infatti, prevede il prelievo di plasma, non la riproduzione industriale.


In questo senso, la replicazione su larga scala non sarebbe possibile.

Marco Grieco, lucano classe 1987, è giornalista. Archeologo di formazione, è cresciuto a pane e giornalismo, conseguendo un master in giornalismo alla Eidos Communication di Roma e uno in comunicazione culturale alla Business School del Sole 24ORE. Collabora con TPI, L'Osservatore Romano e The Vision. Si occupa di inchieste sociali e politica estera, ma non disdegna la cultura e i temi pop. Curioso instancabile, ha un podcast di approfondimento giornalistico, Point of News, dove ama dare occhi e voce alle notizie nel mondo. Collabora con Notizie.it.


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Marco Grieco

Marco Grieco, lucano classe 1987, è giornalista. Archeologo di formazione, è cresciuto a pane e giornalismo, conseguendo un master in giornalismo alla Eidos Communication di Roma e uno in comunicazione culturale alla Business School del Sole 24ORE. Collabora con TPI, L'Osservatore Romano e The Vision. Si occupa di inchieste sociali e politica estera, ma non disdegna la cultura e i temi pop. Curioso instancabile, ha un podcast di approfondimento giornalistico, Point of News, dove ama dare occhi e voce alle notizie nel mondo. Collabora con Notizie.it.

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