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Cuginetti uccisi a Vittoria, nove anni per l’investitore Rosario Greco

È stato condannato a nove anni di carcere Rosario Greco, l'uomo che l'11 luglio 2019 investì e uccise i due cuginetti Simone e Alessio D’Antonio.

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La sentenza è giunto dopo tre ore di camera di consiglio ma alla fine Rosario Greco, l’uomo che l’11 luglio del 2019 travolse e uccise con il proprio Suv i cuginetti di Vittoria Simone e Alessio D’Antonio, è stato condannato a nove anni di carcere per il reato di omicidio stradale.

Avendo però usufruito della formula del rito abbreviato, gli iniziali 18 anni di pena massima previsti per questo specifico reato sono stati abbassati di un terzo, con grande disappunto dei genitori dei due ragazzini.

Cuginetti di Vittoria, nove anni all’investitore

Nel decidere la condanna per Rosario Greco sono state in parte accolte le richieste del pubblico ministero Fabio D’Anna, che aveva chiesto una pena di dieci anni di reclusione, mentre per quanto riguarda le richieste del Comune di Vittoria, che si era costituito parte civile e aveva chiesto un risarcimento danni di un milione di euro, si dovrà aspettare un nuovo giudizio civile in separata sede.

Oltre che per l’omicidio dei due cuginetti, Rosario Greco è stato condannato a ulteriori due anni di carcere per un altro tentato omicidio avvenuto precedentemente. Nessun commento da parte dei legali dell’uomo, gli avvocati Salvatore Citrella e Nunzio Citrella, che all’uscita dall’aula hanno dichiarato: “Attendiamo di leggere le motivazioni”.

La delusione dei genitori

Profonda amarezza emerge dalle parole dei genitori dei cuginetti, insoddisfatti dell’esito del processo. La madre e il padre del piccolo Simone D’Antonio hanno infatti dichiarato: “Hanno ammazzato i nostri figli per la seconda volta. È assurdo, chi sale in macchina drogato e ubriaco è un criminale e merita l’ergastolo. Si divertivano a gironzolare per la città in quello stato. Il ministro Bonafede ci aveva promesso che avrebbe cambiato la legge”.

Analoghe parole da parte dei genitori di Alessio, che contestano la decisione di aver proceduto con il rito abbreviato: “Il giudice non ha fatto il proprio lavoro. I ministri si sveglino, gli italiani si sveglino, non si può fare una legge così. Giorno 29 mio figlio avrebbe fatto 12 anni. Non si può accettare il ritto abbreviato, ieri ci lamentavamo del pm ma è stato il giudice a non fare il proprio lavoro. Così non gli ha dato la pena per quel che ha fatto, da 18 è stata abbassata a 9 anni”.

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