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Coronavirus, Silvestri: “Non c’è segnale di un ritorno di fiamma”

Il virologo Guido Silvestri denota l'assenza di segnali che indichino un ritorno di fiamma del coronavirus.

Coronavirus Silvestri no ritorno di fiamma

Il virologo Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta, nello spazio che ha battezzato Pillole di ottimismo sulla sua pagina Facebook ha fatto il punto sulla situazione dell’emergenza coronavirus in un delicato momento come è quello della fase 2.

“Siamo al 52esimo giorno consecutivo di calo dei ricoveri in terapia intensiva per Covid-19 in Italia, da 553 a 541, e siamo ormai al 13.26% del picco. Inoltre, a 22 giorni di distanza dalla riapertura del 4 maggio, non ci sono segni di ritorno di fiamma del virus“, queste forse le parole più importanti di Silvestri che poi si sofferma in particolar modo sul calo del numero delle terapie intensive: “Come mi fanno notare i colleghi intensivisti è possibile che la fase finale di questo declino sia lenta se le degenze residuali sono lunghe.

Scende anche il numero dei ricoveri totali e dei casi attivi (da 55.695 a 55.300, quindi di altre 1.395 unità)”.

Silvestri e il mancato ritorno di fiamma del coronavirus

Per Silvestri i dati sarebbero incoraggianti non solo in Italia, ma anche nell’intera Europa: “In Germania si registra una progressiva attenuazione dell’impatto sanitario di COVID-19, con 298 casi (ieri 431) e solo 10 morti – le famose dichiarazioni di certi soggetti sul R0 che era magicamente diventato >1 il giorno dopo la riapertura erano, come dire, non esattamente tra le più sagaci. In Francia solo 35 morti, uno dei conteggi più bassi da diverse settimane, mentre si segnalano solo 6 decessi in Svezia. Nel mondo ieri il numero dei morti/giorno è il più basso da marzo. Ho la vaga sensazione che il mestiere del catastrofista stia diventando faticoso”.

Il virologo italiano trona poi su una sua vecchia convinzione, ovvero che il virus abbia una minore diffusione dove il clima è maggiormente caldo. “Negli USA il 79% dei morti da COVID-19 è avvenuto nel Nord del paese dove vive il 44% della popolazione, e solo il 21% è avvenuto nel Sud dove vive il 56% degli abitanti – ha scritto Silvestri su Facebook – Questo nonostante al Sud abbiano chiuso meno (esempio clamoroso la Florida). Eppure c’è chi, curiosamente, continua a negare l’effetto della temperatura sulla diffusione di SARS-CoV-2 e sulla gravità di COVID-19. Insisto su questo punto perché credo che il non considerare a fondo questo parametro sia alla base di certi errori spettacolari nel prevedere l’andamento della pandemia (tipo i 151.000 pazienti italiani in terapia intensiva entro l’8 giugno). Ricordo però come l’altra faccia della medaglia sulla stagionalità sia il possibile RITORNO del virus verso dicembre/gennaio prossimi. Questo è un punto su cui sono io il pessimista, ed è lì che monitoraggio e preparazione saranno fondamentali”.

Silvestri e i vaccini

Buone notizie, o pillole di ottimismo se preferite, arriverebbero poi anche sul fronte vaccini. Nello specifico sarebbero due i principali candidati uno pubblicato su Lancet (fase I nell’uomo del Ad5-based vaccine della CanSino Biologicals) e l’altro su Science (studio pre-clinico nel macaco di un vaccino a Dna): “In entrambi, i vaccini inducono la produzione di anticorpi che neutralizzano il virus, e nello studio di Jingyou Yu, quello pubblicato su Science, proteggono dalla malattia. L’ottimismo viene dalla scienza“, conclude Silvestri.

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