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Test sierologici, il Tar boccia l’accordo San Matteo-Diasorin: gli esami si potevano effettuare mesi fa

Con la sentenza contro l'accordo San Matteo-Diasorin, il Tar della Lombardia boccia la linea politica di Fontana e Gallera sui test sierologici.

tar lombardia contro fontana sui test sierologici

Alla fine quello che si pensava accadesse è accaduto. Il Tar della Lombardia ha annullato l’accordo di collaborazione scientifica tra la Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia e Diasorin S.p.A., la multinazionale italo americana che avrebbe dovuto produrre test sierologici per individuare gli anticorpi al coronavirus. L’accordo siglato il 23 marzo scorso prevedeva una royalty dell’1% alla Fondazione sul prezzo netto praticato per la vendita finale al cliente di ciascun kit sierologico, con un minimo di 20mila euro all’anno e per la durata di dieci anni.

Test sierologici, la sentenza del Tar Lombardia

L’accordo era stato impugnato da un’altra multinazionale, Technogenetics Srl, che lo aveva ritenuto lesivo della concorrenza, in quanto realizzato con un affidamento diretto da parte di Regione Lombardia. Così è anche secondo il Tar, che nella sentenza di oggi scrive che “mediante l’accordo, il Policlinico ha consentito ad un particolare operatore economico, scelto senza il rispetto di alcuna procedura ad evidenza pubblica, di conseguire un nuovo prodotto, che rimane nell’esclusiva disponibilità e commerciabilità dell’operatore stesso. In tale contesto, Diasorin ha acquisito un illegittimo vantaggio competitivo rispetto agli operatori del medesimo settore, perché ha potuto contare in modo esclusivo sul determinante apporto di mezzi, strutture, laboratori, professionalità, tecnologie e conoscenze scientifiche messe a sua esclusiva disposizione dalla Fondazione”, quindi da un ente pubblico.

Inoltre i giudici amministrativi specificano che l’accordo tra la Fondazione San Matteo e Diasorin “determina una distorsione della concorrenza, in quanto l’intervento del soggetto pubblico (cioè la Fondazione che ha svolto la fase di ricerca ndr) ha consentito ad un particolare operatore di utilizzare conoscenze, esperienze e mezzi che non sono accessibili a chiunque, con conseguente determinazione di un illegittimo vantaggio competitivo”.

Bocciata la linea lombarda

Ma la sentenza è un duro colpo anche alla linea politica di Fontana e Gallera sul tema dei test sierologici, avversati in ogni modo e vietati esplicitamente anche con la circolare del 26 marzo scorso indirizzata alle Ats, in cui si diceva esplicitamente che i test sierologici “sono ancora oggetto di approfondimento e quindi non possono essere utilizzati nell’ambito della Regione Lombardia nella diagnostica”. Per due mesi dunque si sono vietati i test, consentendone solo uno a partire dal 27 aprile scorso, l’unico autorizzato da Regione Lombardia, quello appunto frutto dell’accordo, con royalty connessa, tra Diasorin e Fondazione San Matteo. Per mesi a nessun lombardo è stato concesso di poter sapere se avesse maturato gli anticorpi o meno. E ai sindaci che sul territorio invocavano chiarimenti dalla Regione per dare risposte ai cittadini che chiedevano loro di poter fare i test, sono sempre e solo arrivati dei no. Quando non, nella maggior parte dei casi, dei silenzi ancora più eloquenti. Lo sa bene Roberto Francese, sindaco di Robbio, in provincia di Pavia, il primo in Italia ad aver forzato la mano a Regione Lombardia e ad avere avviato il 20 marzo scorso i primi test sierologici sui suoi cittadini.

La testimonianza dei sindaci

“La sentenza del Tar dimostra che avevamo ragione noi. Per settimane ho cercato di mettermi in comunicazione con l’assessore Gallera. Lui visualizzava i miei messaggi, ma non mi rispondeva. Gli chiedevo di autorizzare più laboratori per eseguire i test, perché la mappatura dei cittadini è fondamentale per arginare il contagio. Mettersi nelle mani di un monopolista e aspettare a consentire il test fino a che l’accordo non fosse stato raggiunto è stata una cosa contraria al buon senso. Ci hanno fatto la guerra per mesi per poi uscire sconfitti su tutta la linea, anche se qui a perderci sono stati soprattutto i cittadini. Se i vertici regionali non si fossero intestarditi su una linea illogica, senza senso e a questo punto anche non conforme alle normative forse si sarebbe potuta salvare qualche vita in più”, dice con rabbia Francese.

Tra le altre cose proprio il sindaco di Robbio fu tra quelli che più si intestardirono sulla necessità del test per i cittadini, arrivando anche a prospettare di poterli acquistare direttamente da Diasorin. “Ogni volta che chiamavo l’azienda o non mi rispondevano o nei migliori dei casi mi dicevano che mi avrebbero richiamato, senza poi farlo mai. Il punto per me era far fare i test ai miei cittadini. Se Diasorin era l’unico autorizzato ero disposto anche ad acquistare quello. Ma la stessa Diasorin non lo ha mai venduto. Oltre al fatto che la promessa di
realizzare in tutta la regione 20mila test al giorno non si è mai realizzata”.

Luca Duré, sindaco di Cisliano, nel milanese, aveva realizzato test sierologici in palestra per i suoi cittadini, utilizzando un test approvato dal ministero della Salute, ma non riconosciuto dalla Lombardia. Un test che aveva superato tutte le validazioni e naturalmente aveva il marchio CE, impiegato in tutta Europa e in altre regioni d’Italia. “Ma alla Lombardia non andava bene, perché si doveva fare solo quello Diasorin evidentemente – ribatte appena appresa la notizia della sentenza del Tar -. Tra l’altro il nostro test ricercava non solo gli anticorpi Igg, quelli a lunga durata, ma anche gli Igm, quelli che compaiono pochi giorni dopo l’infezione, dando quindi un dato statistico ulteriore, rispetto al test Diasorin. Non ci hanno ascoltati. Ci hanno ostacolati in ogni modo, tanto che ancora oggi io non posso far fare i test sierologici sul mio territorio perché sono stato diffidato dall’Ats”.

Dottor Adessi: “Una porcata”

A realizzare i test per i sindaci che li chiedevano è stato il dottor Andrea Adessi, responsabile del laboratorio Onilab. “Ho detto da subito che l’accordo Fondazione San Matteo – Diasorin era una porcata – esordisce senza mezzi termini Adessi -. Non si è mai vista una cosa del genere. Non volevano fare la gara d’appalto perché erano in emergenza? Benissimo, potevano fare una manifestazione di interesse almeno, mettendo nero su bianco le caratteristiche richieste dai test e consentendo ad altre aziende di partecipare. Invece no, volevano quell’unico test Diasorin e così facendo si sono persi quasi due mesi di tempo prezioso per i cittadini“.

Perché alla fine, monopolio o meno, il dato è politico: perché si è a tutti i costi voluto attendere quell’unico test frutto dell’accordo Fondazione San Matteo – Diasorin, ritardando l’avvio di una vera indagine epidemiologica nella regione più colpita d’Italia? Per la risposta citofonare Fontana-Gallera.

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