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La rabbia dei genitori di Martina Rossi: “I giudici hanno giocato”

Papà Bruno e mamma Franca non si danno pace dopo la sentenza sulla morte di Martina Rossi.

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La sentenza su Martina Rossi fa infuriare i genitori

La sentenza sulla morte di Martina Rossi fa infuriare i genitori della 20enne morta a Palma di Maiorca nel 2011. Mamma Franca e papà Bruno non ci credono ancora: “I suoi aguzzini sono liberi di spassarsela, mentre lei è morta – commentano rammaricati a La Repubblica – dov’è la giustizia? I giudici hanno giocato!”.

Per i genitori di Martina Rossi è una sconfitta che fa male, come se gli avessero portato via per la seconda volta l’adorata figlia: “Questi giudici si sono divertiti a cancellare tutto quanto eravamo riusciti a fare finora. Hanno detto che Martina si è buttata da sola da una finestra dopo una delle più belle serate delle sua vita. Hanno detto che quei due, quelle rumente (spazzatura in genovese, ndr) che hanno mentito fino all’ultima udienza, non c’entrano niente.

È sconvolgente, è la fine del mondo. Ma io e Franca siamo forti, denunceremo ovunque questa enorme ingiustizia”.

La rabbia dei genitori di Martina Rossi

I genitori di Martina non si danno pace. E papà Bruno non perdonerà mai i due ragazzi che continua ad apostrofare come aguzzini: “Ma come potrei. Anche in queste udienze di appello si sono contraddetti, hanno detto un sacco di bugie su Martina e su quella notte.

Ma come, se davvero una ragazzina vuole buttarsi giù dal sesto piano non provi neanche a fermarla? E poi le telecamere della questura di Genova che li avevano ripresi mentre sbirciavano il fascicolo di indagine, e su Facebook avevano scritto “Abbiamo lasciato il segno””.

Il papà di Martina Rossi, a precisa domanda sulla fiducia nei confronti dello Stato, risponde senza mezzi termini: “Io è tutta la vita che lotto per i diritti e la giustizia sociale.

Altro che garantismo, so cosa vuol dire stare dalla parte dei più deboli. Ma non sono un ingenuo, non è che mi aspettassi tutta questa giustizia. In cuor mio però contavo sul fatto che almeno una qualche responsabilità venisse riconosciuta. Che non si dicesse mai più che Martina si era suicidata. Così, invece, lo Stato non ha saputo trovare il responsabile per la morte di mia figlia, e ha pure gettato fango su di lei. Così è troppo, è un carro armato che ci passa sopra, che ci travolge. Ora non c’è niente, Martina non c’è più e anche la giustizia non c’è più”.

L’ipotesi di Bruno

Per Bruno Rossi, quella terribile notte del 3 agosto 2011, andò così: “Dicono che quella notte a Maiorca qualcuno deve aver tolto i pantaloncini a Martina con violenza. Dicono che nella camera con lei c’erano soltanto Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, che lei provò a reagire e che dopo aver graffiato Albertoni ha provato a fuggire dal balcone ed è caduta. Ora arrivano dei giudici e raccontano che tutto questo non è mai esistito, che Martina era in una camera con due fatti e strafatti ed è volata giù da sola in mutande. No, Martina era felice, aveva ballato in discoteca e aveva conosciuto un ragazzo, Mattia, che le piaceva. Il suicidio non esiste, sconvolge la logica, è solo fango”.

La sentenza su Martina Rossi

La giudice della Corte d’Appello di Firenze Angela Annese, nella giornata di martedì 9 giugno, ha ribaltato la sentenza che ad Arezzo, in primo grado, aveva condannato a sei anni Luca Vanneschi e Alessandro Albertoni per la tragedia del 3 agosto 2011 in un hotel di Palma di Maiorca. Per il tribunale i due ragazzi di Castiglion Fibocchi avevano provato a violentare l’allora 20enne studentessa genovese, che nel tentativo di fuga era precipitata dal sesto piano. Per la Corte, invece, i due vanno assolti poiché il fatto non sussiste.

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