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La Lega in Umbria elimina l’aborto farmacologico in day-hospital

Aborto farmacologico in day-hospital: arriva il divieto da parte dell'Umbria a guida della Lega.

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In Umbria la giunta regionale di centrodestra, guidata dalla leghista Donatella Tesei, ha stabilito che l’aborto farmacologico in day-hospital non sarà più possibile: per interrompere una gravidanza sarà necessario un ricovero di almeno tre giorni. La scelta della giunta ha attivato in poco tempo molte polemiche sui social con le associazione per i diritti delle donne pronte a scendere in piazza per opporsi.

La precedente amministrazione regionale di centrosinistra, guidata da Catiuscia Marini, aveva previsto la possibilità di abortire grazie alla pillola Ru486 entro la settima settimana di gravidanza, chiedendo agli ospedali di effettuare la prestazione in day hospital o tramite assistenza domiciliare. L’ultimo atto dell’amministrazione Tesei ha di base abrogato tutto questo.

No all’aborto farmacologico in day-hospital

Quanto fatto dalla Marini era in linea con quanto avviene in molti paesi europei, dove l’aborto viene praticato somministrando la Ru486 senza bisogno di ricovero. Nello specifico negli Stati del Nord il 90% delle interruzioni di gravidanza avviene in questa modalità, e in Francia il 60%. In Italia, invece, si registra solo un 18% nonostante le associazioni di ginecologi siano più volte intervenute affermando che si tratti della pratica meno pericolosa.

La legge italiana sull’aborto, la n.194, prevede che una donna possa abortire esclusivamente in ospedale, ma lascia alle Regioni la possibilità di organizzarsi diversamente, quindi quanto deciso dalla giunta umbra della Tesei è pienamente legale.

Le reazioni in Umbria di Lega e Pd

“D’ora in poi gli interventi dovranno essere fatti in regime di ricovero ospedaliero, evitando che la donna sia di fatto lasciata completamente sola anche davanti a eventuali rischi”, ha commentato il senatore leghista, Simone Pillon, da sempre schierato contro le pratiche abortive e uno dei principali sostenitori del family day.

Secondo il Partito democratico invece quanto accaduto avrebbe l’unico scopo di “assecondare il volere dell’ultraconservatore Pillon” che è anche commissario della Lega a Perugia. Per i dem, inoltre, obbligando una donna al ricovero in ospedale si rende “volutamente a ostacoli il percorso per ottenere l’opzione farmacologica”.

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