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Test sierologici della Croce Rossa: solo 30mila hanno aderito

Test sierologici della Croce Rossa, prevale la paura di essere positivi e la voglia di non tornare in isolamento: solo 30mila analisi effetuate.

Test sierologici Croce Rossa

L’indagine con i test sierologici, lanciata lo scorso 26 maggio dal ministero della Salute per far luce sulla diffusione del contagio nazionale, non sta dando gli esiti sperati in quanto il tasso di risposta e il numero di analisi effettuate dalla Croce Rossa è purtroppo molto basso: solo 30mila.

A prevalere nei cittadini sarebbe la voglia di non tornare in isolamento, la paura di risultare positivi e anche, seppur in piccola parte, la reticenza a rispondere a numeri sconosciuti (la Croce Rossa chiama cittadini secondo propri schemi in tutta Italia). A poco sembrano esser serviti gli inviti delle istituzioni che hanno rimarcato l’importanza di un’indagine che potrà chiarire quanto realmente si sia diffuso il coronavirus nel nostro Paese e che, in seconda battuta, permetterà di verificare la presenza degli anticorpi all’interno del sangue dei cittadini.

Test sierologici della Croce Rossa

Il campione sorteggiato dall’Istat doveva inizialmente essere di 150mila persone, ma, come detto, al momento solo 30mila avrebbero fatto il test. Il commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri, ha annunciato che ci sarebbero poi altre 41mila persone pronte a farlo nei prossimi giorni con la prenotazione già accettata. Un numero ancora troppo basso rispetto alla previsione con il paradosso tra la volontà di tanti (molti non sorteggiati) di effettuarlo e la scelta di altri di rifiutare.

Il timore di essere costretti all’isolamento in caso di positività in attesa del tampone successivo starebbe infatti spingendo verso il no le risposte alle telefonate della Croce Rossa. La scelta resta volontaria, rendersi disponibili per il bene del Paese è un gesto di responsabilità che molti non hanno voluto prendersi.

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