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Thyssen, i parenti delle vittime: “Ci incateniamo a Roma”

I parenti delle vittime del rogo alla Thyssen sono pronti a incatenarsi a Roma dopo la notizia della concessione della semilibertà ai due manager tedeschi.

Thyssen parenti vittime

Dopo aver ricevuto la comunicazione relativa alla concessione della semilibertà per Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, i due manager tedeschi condannati per il rogo alla Thyssen di Torino che causò la morte di sette operai, i parenti delle vittime hanno mostrato sconcerto e annunciato di essere pronti ad incatenarsi a Roma.

Rosina Platì ha infatti affermato che “Qualcosa faremo. Devono dirci come è possibile questa cosa“.

Thyssen: l’annuncio dei parenti delle vittime

Secondo quanto appreso dalla procura di Torino, ad uno dei due manager sarebbe già stata concessa la semilibertà. Un provvedimento che prevede che i condannati trascorrano in carcere la notte e lavorino all’estero di giorno e che può essere concesso solo in assenza del pericolo di commissione di reati della stessa indole (in questo caso si tratta di omicidio colposo), in assenza del pericolo di fuga e in assenza di recidiva.

Una notizia che ha provocato lo sconcerto dei familiari di chi, secondo la condanna, a causa loro ha perso la vita. Anche Antonio Bocuzzi, l’operaio del gruppo sopravvissuto all’incendio, si è detto basito e senza parole. “Devono ancora inventare un aggettivo per esprimere le sensazioni che sto provando ora. La notizia è inattesa quanto vergognosa“. Costui ha osservato che già cinque anni, ovvero il massimo della pena prevista in Germania per l’omicidio colposo, erano pochi ma almeno c’erano.

Questa concessione, invece, è pazzesca, incredibile, discutibile“, ha ribadito.

Pur avendo ricevuto l’insegnamento di non discutere le sentenze e le decisioni dei tribunali, non ha potuto non ammettere che secondo lui sia arrivato il momento di iniziare a farlo. “Altrimenti non vale più niente, In questo processo non c’è più nulla di normale“, ha concluso.

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