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Jesolo, ragazzi morti in incidente: condannato il pirata della strada

È stato condannato a 8 anni di reclusione il pirata della strada che ha ucciso 4 ragazzi a Jesolo nel luglio 2019.

Incidente Jesolo: condannato per omicidio stradale il pirata della strada che speronò l'auto dei 4 giovani
Incidente Jesolo: condannato a 8 anni di reclusione il pirata della strada che uccise 4 ragazzi.

Giustizia per i quattro ragazzi morti in un incidente a Jesolo nella notte tra il 13 e il 14 luglio 2019: è stato condannato a 8 anni di reclusione per omicidio stradale il pirata della strada da cui furono speronati i giovani.

Incidente Jesolo: condannato a 8 anni

Otto anni di reclusione per Marius Alin Marinica, il pirata della strada che uccise i 4 giovani a Jesolo. È questa la condanna inflitta dal gup di Venezia al 27enne romeno, che si trovava al volante della vettura che nella notte tra il 13 e il 14 luglio a Jesolo, in località Ca’ Nani, speronò l’auto sulla quale viaggiavano Riccardo Laugeni, Eleonora Frasson, Leonardo Girardi e Giovanni Mattiuzzo, al rientro di un sorpasso, facendola andare fuori strada.

Un brutto incidente che costò la vita a tutti e quattro i 22enni di Musile di Pieve. Marinica non si fermò. La Procura aveva chiesto 8 anni per omicidio stradale plurimo e fuga.

4 targhe per le giovani vittime

Mercoledì 15 luglio è stata celebrata una messa in ricordo dei quattro ragazzi. “I nostri angeli sono oggi il simbolo di una speranza vitale che pulsa nei nostri cuori. Siamo sicuri che loro, prendendoci per mano, illumineranno il nostro cammino portando luce sulla buona strada”, queste le parole che compaiono sulle quattro targhe in ricordo dei giovani, create dall’associazione “Alba, luci sulla buona strada” in occasione dell’anniversario del tragico incidente in cui persero la vita.

Romina Ceccato, madre di Riccardo Laugeni, intervenendo dal cimitero di Musile di Piave, si è così espressa: “Abbiamo voluto organizzare questa cerimonia per mostrare ai nostri quattro angeli che forza ci hanno dato, quella di andare avanti e fondare un’associazione affinché la loro morte non sia stata vana, perché altre famiglie non siano costrette a passare quello che abbiamo passato noi”.

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