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Carabinieri arrestati a Piacenza: “Abbiamo venduto 20 kg di droga”

Uno dei carabinieri arrestati a Piacenza, durante i dialoghi in auto con l'amico trafficante, ha detto di aver venduto 20 kg di droga.

Carabinieri arrestati a Piacenza, Montella: "Abbiamo venduto 20 kg di droga"
Carabinieri arrestati a Piacenza: l'appuntato Montella ha detto: "Abbiamo venduto 20 kg di droga".

Dalle indagini relative all’arresto dei sei carabinieri a Piacenza, è emerso che uno di loro, l’appuntato Peppe Montella, durante un dialogo in auto con l’amico trafficante, avrebbe detto di aver venduto 20 kg di droga.

Carabinieri arrestati: venduti 20 kg di droga

Noi dobbiamo viaggiare a numero uno, i numeri due li lasciamo agli altri, adesso a Piacenza poi stiamo solo noi… perché a Piacenza non ce n’è più nessuno”, queste le parole di Peppe Montella, uno dei sei carabinieri arrestati a Piacenza. L’appuntato si trovava in auto assieme all’amico Tiziano Gherardi, da tutti conosciuto su Facebook con un soprannome ben preciso: “Mezzo kg“.

Gherardi è uno degli spacciatori più attivi della piazza piacentina. Non a caso, ancora prima della confessione del pusher-pentito che ha fatto partire l’inchiesta, è proprio indagando su di lui che gli investigatori del Nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle hanno cominciato a sospettare delle amicizie dell’appuntato della caserma Levante. Gli argomenti dei due amici sono soldi, droga e ultimi affari: “Noi ieri abbiamo venduto venti chili“. Nessuno tra i superiori ha mai segnalato quegli strani rapporti tra pusher e carabiniere.

“Tali frequentazioni apparivano, fin da subito, in evidente contrasto con lo status rivestito e l’attività svolta all’interno della stazione Carabinieri di Piacenza Levante, hanno ricostruito gli investigatori.

I traffici di droga

Montella è un carabiniere che organizza traffici di droga, si occupa del trasporto assieme alla moglie Maria Luisa Cattaneo, ora ai domiciliari, e si spinge fino nell’hinterland milanese per acquistare partite di marijuana dai calabresi. Il Montella narcos si occupa di attività di “bonifica dei caselli autostradali” e “di scorta a tutela del trasporto di stupefacenti”.

Per gli inquirenti coordinati dal procuratore Grazia Pradella e dai pm Antonio Colonna e Matteo Centini, il carabiniere sfrutta così “la sua posizione all’interno dell’Arma per verificare l’eventuale presenza di controlli o pattuglie lungo il tragitto e per reperire informazioni sulle indagini”. Come quando i fratelli Giardino vedono un posto di blocco al casello Piacenza sud. Sul furgone hanno tre chili di marijuana. Montella chiama un amico finanziere (indagato), il quale lavora nel nucleo cinofili, comunicandogli che non si tratta di un semplice “pattuglione”, bensì di un controllo mirato.

Le parole dei pm

Chiedendo gli arresti al gip, così hanno scritto i pm: “L’immagine dell’Arma per l’ennesima volta ne esce danneggiata se solo si immagina quale opinione possa farsi nel vedere, in un momento delicato e di controlli nella contingenza dell’epidemia da Covid 19, due carabinieri a bordo di una pattuglia con i colori di istituto che sostanzialmente “cazzeggiano” occupandosi degli affari propri, quali ritirare latticini e un libro: una tracotanza fastidiosa”. Subito dopo gli arresti hanno avuto luogo le verifiche sull’attività della squadra di via Caccialupo: “Tutti gli arresti da fine gennaio in poi sono stati eseguiti tacendo che venivano promossi da sedicenti informatori, risultati essere, complici, o meglio, galoppini dell’appuntato Montella” e “rappresentando accertamenti sul territorio in realtà inesistenti” oltre che “macchiati indelebilmente da violenze e percosse inferte a coloro che erano nelle mani dei rappresenti dello Stato”.

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