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Carabinieri di Piacenza, Montella favoriva lo spaccio di droga

Ci sarebbe un legame fra lo spaccio di droga in alcune zone di Piacenza e l'azione dell'appuntato Montella. È quanto emerge dalle indagini.

Carabinieri di Piacenza, Montella favoriva lo spaccio di droga

Nella vicenda che coinvolge la caserma dei Carabinieri Levante di Piacenza, l’appuntato Giuseppe Montella avrebbe avuto un ruolo nello spaccio di droga in alcune zone della città. È quanto emerso dalle intercettazioni che gli inquirenti stanno vagliando. Il Carabiniere, che sarebbe stato a capo di un’organizzazione criminale, avrebbe favorito alcuni pusher.

Carabinieri: Montella e la droga a Piacenza

Ascoltato il 25 luglio dal giudice per le indagini preliminari in un lungo interrogatorio, Montella avrebbe cercato di rispondere a tutte le contestazioni.

Queste sono supportate largamente da una corposa mole di dati emersi proprio dalle intercettazioni. “Si può sbagliare, si possono fare errori, per ingenuità, per vanità, per tante cose. Certe condotte possono avere rilevanza penale e chi ha sbagliato pagherà“. È stato il commento di Emanuele Solari, il legale di Montella, alla fine dell’interrogatorio. Fra le pesanti accuse a carico dell’uomo, vi sarebbe quella di aver contribuito a mantenere lo spaccio in alcune zone della città.

Le intercettazioni, in questo senso, sono molto utili. Ne emerge che non solo Montella era in contatto con alcuni pusher, ma favorisse alcuni a scapito di altri. Questo – stando a quanto è stato rilevato – sarebbe accaduto nel caso della presenza di pusher che tenevano “basse” le “tariffe” della droga.

I pusher si rapportavano con Montella

Dalle indagini si è proceduto all’interrogatorio di un pusher di 26 anni. Questi avrebbe dichiarato che Montella stesso si sarebbe vantato di gestire la situazione presso la Caserma Carabinieri di Levante.

L’appuntato avrebbe, inoltre, detto di essere al di sopra anche del maresciallo comandante, che di fatto era suo superiore. Lo spacciatore 26enne ha confessato di rapportarsi proprio con Montella sin dal 2010. Proprio dall’ex-Carabiniere, gli sarebbe stata fatta l’offerta di collaborare all’arresto di spacciatori più piccoli: come compenso, avrebbe avuto una percentuale dei ricavi dalla vendita della droga sequestrata: “In modo molto esplicito mi ha detto che se avessi avuto qualche operazione ‘cotto e mangiato’, una parte del denaro e dello stupefacente pari al 10% poteva essermi data come compenso” avrebbe detto il pusher durante l’interrogatorio.

Intanto, prosegue l’inchiesta coordinata dai pm Antonio Colonna e Matteo Centini della Procura di Piacenza. Si è certi che emergeranno altri, sconvolgenti dettagli.

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