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Covid Cosenza, tre nuovi casi nella comunità senegalese

Tre nuovi casi portano a 21 il numero di positivi del focolaio Covid di Cosenza, dove non sono mancati episodi di razzismo via web.

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I tre nuovi casi di Covid nella cerchia della comunità senegalese riscontrati oggi 29 luglio, portano a 21 il computo dei casi del focolaio di Covid a Cosenza, in Calabria. I tre soggetti risultati positivi al Coronavirus sono due bambini e un adulto, tutti residenti nell’area urbana della città bruzia, e per loro si sta già muovendo l’Asp di Cosenza, che nella persona del dott.

Mario Marino ha invitato a individuare uno stabile da poter adibire a albergo sanitario Covid. In questo modo, spiega il dottore, si potrebbe attenuare il cosiddetto effetto ping pong, ossia la trasmissione dai componenti positivi all’interno di un nucleo familiare verso altri soggetti dello stesso nucleo o della comunità più ampia che permangono sotto lo stesso tetto o nella stessa abitazione. La città deve fare i conti con un focolaio che dallo scorso 15 luglio, con l’accertamento della positività al Covid in una bambina di 4 anni, tiene sulle corde i cosentini.

Nuovo focolaio covid Cosenza

Immancabili, purtroppo, deprecabili atti di razzismo provenienti dai social, attraverso i quali, sotto anonimato, alcune persone si sono letteralmente scagliate contro i senegalesi sfortunatamente colpiti dal Covid. A denunciarlo, come riporta il Corriere di Calabria, Ibrahima Diop, un mediatore culturale che da anni lavora instancabilmente nel capoluogo calabrese a supporto dei bisogni e dei valori della comunità senegalese in Calabria e il cui ruolo è stato più volte sottolineato come proficuo da parte degli stessi sanitari dell’Asp cosentina.

Una vera e propria macchina del fango con l’intento di colpire i senegalesi di Cosenza“, così Diop si dice costernato verso queste vergognose manifestazioni di razzismo. Diop, attraverso Facebook, cita in particolare il caso di un “ signore che in un messaggio diffuso mediante WhatsApp, cita nome di un senegalese e il lavoro che fa” oppure “la signora che nel suo messaggio parla con disprezzo di negretto indicando il suo luogo di lavoro e fa riferimento all’abitazione di una incolpevole bambina”.

Un razzismo poco diffuso nella città di Telesio ma comunque pronto a riaffiorare soprattutto tra tastiera e monitor: “Un evento subito da chi non ha alcuna responsabilità non può scatenare questa rabbia insensata e piena di distacco sprezzante bensì dovrebbe generare sentimenti di vicinanza” – evidenzia il mediatore senegalese – “ vicinanza e solidarietà che fortunatamente la comunità senegalese ha avuto dalla gran parte della città” conclude Ibrahima Diop che invita le autorità competenti a fare luce su questi episodi di razzismo non tanto velato e a perseguire penalmente i suoi responsabili. Il razzismo via web da Coronavirus è un’altra piaga che sta dilagando e contro cui la campagna #nonsonounvirus lanciata sui social stessi sta cercando di sensibilizzare e smuovere l’opinione pubblica dallo scorso febbraio.

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