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Per il Censis ci sono 2,1 famiglie in più in povertà assoluta

Aumenta la povertà assoluta in Italia: 2,1 milioni di nuclei familiari in più vivono in condizioni di povertà assoluta secondo il Censis.

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Aumenta la povertà assoluta in Italia: le stime Censis dopo il Coronavirus

Tra gli effetti del Coronavirus vi è senza dubbio un incremento dei dati per quanto concerne le famiglie in povertà assoluta in Italia: nel Bel Paese, secondo una stima elaborata dal Censis, ci sono ben 2,1 milioni di nuclei familiari in più che sono in condizioni di povertà assoluta.

L’inquietante quadro emerge dal report ‘Covid, da acrobati della povertà a nuovi poveri’ realizzato da Censis in collaborazione con Confcooperative. Si parla di famiglie sfruttate, mortificate e mal pagate: “Senza una rete di protezione sociale e risparmi cui attingere, con un futuro previdenziale da incubo. Sono i lavoratori che durante il lockdown hanno visto crollare all’improvviso il loro reddito”.

Il report Censis sulla povertà in Italia

Secondo le stime Censis il Covid non ha fatto altro che accentuare una situazione già di per sé preoccupante.

Sono almeno 1.059.000 i nuclei familiari che vivono esclusivamente di lavoro irregolare (il 4,1% del totale) e 350mila di questi sono stranieri (1 su 3). Per la maggiore si tratta di coppie con figli, spesso minori. Inoltre, il 50,8% degli italiani ha sperimentato un’improvvisa caduta delle proprie disponibilità economiche a causa del Coronavirus. Punte importanti – sempre secondo il report del Censis – tra i giovani (60%), del 69,4% fra gli occupati a tempo determinato, del 78,7% fra gli imprenditori e i liberi professionisti.

La percentuale fra gli occupati a tempo indeterminato ha raggiunto il 58,3%.

A preoccupare sono anche giovani e la situazione lavorativa del Mezzogiorno. Ed è per questo che Maurizio Gardini, presidente della Confcooperative, denuncia come il Paese Italia sia fermo al palo dal 1995: “Abbiamo un’occupazione più bassa della media europea. Un deficit che è cresciuto di 20 punti e un Pil che chiuderà con un rosso a due cifre sfondando il tetto del 10%.

Abbiamo una geografia sociale ed economica molto sbilanciata con poco meno di 23 milioni di lavoratori, oltre 16 milioni di pensionati, 10 milioni di studenti (con una formazione che non è sempre d’eccellenza) e oltre 10 milioni di poveri”.

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