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Covid-19: “Perché mi sono offerto volontario per testare il vaccino”

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Spallanzani: parla uno dei volontari reclutati per testare il vaccino contro la covid-19.

Parla un volontario dello "Spallanzani" per testare il vaccino contro la Coid-19v
Covid-19: un volontario per testare il vaccino spiega il motivo della sua scelta.

L’ospedale “Spallanzani” di Roma sta reclutando volontari per sperimentare il vaccino contro la Covid-19. Uno di essi spiega a Fanpage il motivo che lo ha spinto a fare questa scelta: “Io ho scelto di offrirmi volontario. L’ho fatto perché conosco persone giovani che non possono farlo, e perché ho girato gli ospedali del nord Italia e ho visto medici piangere per i morti che non riuscivano più a contare, né a contenere“.

“Perché mi offro volontario per testare il vaccino”

Queste le parole di uno dei volontari dello “Spallanzani” di Roma: “Mi sono offerto volontario allo Spallanzani per testare il vaccino contro la Covid-19.

L’ho fatto perché rientravo nelle categorie richieste: l’età, lo stato di salute generale, non ho contratto ancora il virus. L’ho fatto, dunque, perché potevo farlo. Perché il mio profilo è ritenuto interessante dal personale medico per sperimentare gli effetti del vaccino. L’ho fatto perché “qualcuno deve pur farlo”, mica si può aspettare che le cose le facciano sempre gli altri. Mi sono offerto volontario perché è quasi sicuro che non mi succederà niente.

Il “quasi” non lo possiamo togliere, ma neanche stare qui, davanti al computer, con 35 gradi fuori e 38 in casa, è un consiglio per la salute. L’ho fatto perché ho 41 anni, che sono pochi ma non pochissimi. E qualsiasi cosa mi accada lottando sul campo non sarà mai così grave da non essere valsa il rischio se la causa è di quelle giuste“.

“Ciao, mi faranno una flebo e torno”

Mi sono offerto volontario perché sono due mesi che ho un nuovo video girato con i familiari delle vittime della Covid-19, e ancora non riesco a finire il montaggio. Sono in crisi? Sono in crisi.
Figli, fratelli, sorelle, genitori, sopravvissuti e scomparsi. Morti salutati con “ciao, mi faranno una flebo e torno” e che poi li hanno rivisti in un’urna. Montatelo voi, un video del genere, scegliendo cosa tagliare.

Taglio il ricordo della madre che faceva le parole crociate sul divano? O quando – facendo l’imitazione della voce del padre, la figlia mi chiede “acqua, acqua” – come chiedeva suo padre, chiuso in una RSA, quando la chiamava?”.

Nata a Melito Porto Salvo (RC) nel 1982, si è laureata in Giurisprudenza nel 2011 presso l’università “Mediterranea” di Reggio Calabria e ha conseguito l’abilitazione forense nel 2016. Collabora con Notizie.it, Blasting News e alcuni blog di wine & food.


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Giuseppina Maria Rosaria Sgrò

Nata a Melito Porto Salvo (RC) nel 1982, si è laureata in Giurisprudenza nel 2011 presso l’università “Mediterranea” di Reggio Calabria e ha conseguito l’abilitazione forense nel 2016. Collabora con Notizie.it, Blasting News e alcuni blog di wine & food.

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