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Lo sfogo di un infermiere contro la movida: “Ditemi che è tutto ok”

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L'infermiere accusa i giovani delle discoteche e della movida noncuranti del pericolo covid, in uno sfogo dai tratti colloquiali, ma seri.

sfogo infermiere movida
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Marco Bellafiore, infermiere del Policlinico Umberto I di Roma, ha dato sfogo alla sua rabbia in un post su Facebook in cui ha puntato il dito contro gli assembramenti sempre più frequenti nelle discoteche e nei confronti della movida, causa principale del rialzo vertiginoso dei contagi tra i giovani nelle ultime settimane.

Lo sfogo di un infermiere contro la movida

Marco Bellafiore è un infermiere dell’Umberto I di Roma, struttura da mesi travolta dalla crisi sanitaria. Non è la prima volta che utilizza Facebook come valvola di sfogo e critica durante l’epidemia di coronavirus: già il 14 marzo si era schierato contro gli applausi al personale sanitario che a suo dire giungono soltanto in un periodo di emergenza per poi essere dimenticati in tutto il resto dell’anno.

Romano e studente prima del Liceo Scientifico e poi dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, questa volta Marco si è schierato contro la movida e le discoteche, terreno di facile contagio soprattutto se non si indossa la mascherina. Tanto che l’invito a metterla lo ha anche stampato sulla sua tuta protettiva: “Ve la mettete la mascherina. Li mortacci vostra“.

Venitemi a dire che è tutto ok, che non “ce n’è Covid“, che stasera andiamo a ballare.

Così ha scritto, dopo cinque ore di turno, alla vigilia di Ferragosto. “Ve la mettete la mascherina, li mortacci vostra“, commenta con cadenza dialettale, ma non per questo ridimensionando la sua denuncia.

Il post

L’ultima volta che ho avuto bisogno delle mutande di ricambio probabilmente avevo 3/4 anni e all’asilo ancora mi pisciavo addosso. Questa volta, dopo quasi 5 ore di turno bardato dentro che me so sudato pure l’acqua del battesimo, c’avevo le mutande talmente fraciche che da grigie so diventate nere“. Esordisce così nel suo j’accuse l’infermiere, in un post dai toni tanto colloquiali quanto sentiti dal protagonista.

Intanto, a 30 gradi e con una tuta da centro dimagranti sobrino, ce stamo noi, non voi. Tanto che ve ne frega, mica mi capiterà di stare con un tubo in gola ad avere paura mentre una macchina respira per me. Stai sereno, a te non capita“, aggiunge con rabbia Marco.

Se capita, ci sono gli stron*i che, per un’indennità di quasi 100 euro lorde al mese, si fanno i turni interi grondando acqua. Ma no, a te non capita. Cosa ti importa delle regole“, continua nel post, per poi concludere in un mix di rassegnazione e ironia:”E intanto noi se respiriamo la stessa aria calda dentro una mascherina per ore per i ca***cci vostri. Andate in vacanza va, che io ancora non ce so andato. Sarà per questo che so un po’ polemico“.

 

Di Bergamo, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione e con l'ambizione di diventare giornalista. Lo sport è la mia passione, perché l'Atalanta è un mio pezzo di cuore. Divoro libri, onnivoro musicale, ma ffino ad un certo limite. Ascoltare gli altri è un piacere, scrivere lo è ancor di più.


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Marco Alborghetti

Di Bergamo, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione e con l'ambizione di diventare giornalista. Lo sport è la mia passione, perché l'Atalanta è un mio pezzo di cuore. Divoro libri, onnivoro musicale, ma ffino ad un certo limite. Ascoltare gli altri è un piacere, scrivere lo è ancor di più.

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