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Archiviata la pm del caso Vannini: “Indagini complesse e accurate”

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Il Csm ha valutato particolarmente complesse le indagini della pm sul caso Vannini: la sua posizione è stata archiviata.

Caso Marco Vannini: è stata archiviata la posizione della pm
È stata archiviata la posizione della pm che ha coordinato le indagini relative al caso Vannini.

È stata archiviata la posizione della dottoressa Alessandra D’Amore, la pm che ha coordinato le indagini sul caso di Marco Vannini. Fu il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede a chiedere una valutazione del Consiglio Superiore della Magistratura sull’operato del sostituto procuratore.

Archiviata pm del caso Vannini

È arrivata l’archiviazione per la pm che seguì il caso Vannini. Le motivazioni riguardano in particolare la questione del mancato sequestro della villetta dei Ciontoli a Ladispoli e sulle scelte di non chiamare subito i vicini a testimoniare e di non chiedere l’intervento dei reparti di polizia giudiziaria specializzati per i rilievi.

Con queste parole si sono espressi i giudici del CSM: “Non solo non sono state omesse le doverose attività di indagine, ma nessun danno ingiusto è stato arrecato ai parenti delle vittime, perché il materiale probatorio offerto ai collegi giudicanti di primo e secondo grado era completo e idoneo a una compiuta valutazione del fatto, a prescindere dalla qualificazione giuridica effettuata dai giudici. Le indagini sono state complesse ed accurate“.

Le parole dei legali della famiglia Vannini

Qualche mese fa, anche i legali della famiglia Vannini si sono schierati a difesa dell’operato della procura di Civitavecchia. Le seguenti parole aveva scritto in una nota l’avvocato Celestino Gnazi: “Non commentiamo, per correttezza, l’iniziativa del Ministro. Senza fare alcuna valutazione è, però, oggettivamente doveroso notare che il Pubblico Ministero ha contestato l’accusa di omicidio volontario quando ci credevano solo le parti civili, ha ottenuto il rinvio a giudizio e la successiva condanna, di Antonio Ciontoli, per omicidio volontario; ha proposto appello chiedendo la condanna per omicidio volontario anche per i familiari.

Il problema, dunque, non è nelle prove, che sono imponenti e sono agli atti. Il problema, semmai, è la valutazione data a quelle prove dai Giudici di merito“.

Il nuovo processo d’appello

La richiesta di procura e parti civili è stata accolta dalla Corte di Cassazione, che lo scorso 7 febbraio ha disposto un nuovo processo d’appello. Nel procedimento bis sarà compito dei giudici rivalutare le posizioni dei quattro imputati, Antonio Ciontoli, la moglie, il figlio e la figlia.

Dopo la condanna a 14 anni per omicidio volontario del primo grado, Ciontoli era stato condannato in secondo grado a 5 anni di reclusione per omicidio colposo. Per la procura, si trattò di un omicidio volontario con dolo eventuale. La morte di Marco Vannini, infatti, si sarebbe potuta evitare, ma è stata causata dai ritardi nei soccorsi, “dalle bugie e dai depistaggi”, messi in atto da Antonio Ciontoli e dalla sua famiglia. Il nuovo processo è cominciato lo scorso 8 luglio.

Nata a Melito Porto Salvo (RC) nel 1982, si è laureata in Giurisprudenza nel 2011 presso l’università “Mediterranea” di Reggio Calabria e ha conseguito l’abilitazione forense nel 2016. Collabora con Notizie.it, Blasting News e alcuni blog di wine & food.


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Giuseppina Maria Rosaria Sgrò

Nata a Melito Porto Salvo (RC) nel 1982, si è laureata in Giurisprudenza nel 2011 presso l’università “Mediterranea” di Reggio Calabria e ha conseguito l’abilitazione forense nel 2016. Collabora con Notizie.it, Blasting News e alcuni blog di wine & food.

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