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Rientro, da sei giorni una famiglia attende l’esito del tampone Covid

Sono passati sei giorni, ma l'esito del tampone non c'è ancora per una famiglia rientrata dalla Grecia. I coniugi si chiedono il perché.

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Sono passati sei giorni dal rientro, ma una famiglia sta attendendo ancora l’esito del tampone Covid, effettuato nell’aeroporto di Malpensa. Accade a Milano, la regione più colpita dalla prima ondata dalla pandemia di Covid. “Credo che i cittadini lombardi abbiano diritto a un servizio sanitario più efficiente e trasparente e a una maggior sicurezza e tempestività” ha detto l’uomo.

La famiglia è in Italia dal 29 agosto: nessuno li ha chiamati da allora.

Dal rientro, una famiglia attende il tampone Covid

Il tampone la famiglia lo ha fatto, anche celermente. Come ha spiegato l’uomo, il personale di Ats Insubria era pronto a effettuare i tamponi presso l’aeroporto di Malpensa. Dato che entrambi i coniugi avevano necessità di tempi celeri, è stato comunicato loro che l’esito sarebbe arrivato entro 48 ore.

Eppure, nonostante la prassi rapida per effettuarlo, nessuno ha dato finora un esito dell’esame. “Sul sito di Ats Insubria sono apparsi avvisi che annunciavano ritardi“.

Tampone: cos’è e perché farlo

Il tampone è importante per accertare la positività o meno al coronavirus. Le autorità hanno più volte ribadito che, in caso di sintomi sospetti, non occorre andare a intasare il Pronto Soccorso. Un’equipe specializzata arriverà a casa per effettuare i controlli.

Non sempre, però, risulta necessario sottoporsi al test del tampone. “La decisione spetta al personale del Servizio Sanitario Nazionale“, ha spiegato Fabrizio Pregliasco, virologo all’Università degli studi di Milano. Il tampone “va eseguito in modo adeguato sia nella fase di raccolta dei dati, che nella conservazione e trasporto dei campioni ai laboratori. Non si può fare da soli a casa, anche perché in caso di positività viene ripetuto per evitare falsi positivi” ha aggiunto.

Con i rientri da luoghi extra-nazionali, gli aeroporti si sono attrezzati per raccogliere e monitorare i dati sulle infezioni. L’obiettivo: scongiurare una seconda ondata.

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