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Cani anti Covid negli aeroporti, Pregliasco: “Azzardato e rischioso”

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In diversi aeroporti del mondo i cosiddetti cani anti Covid sono già una realtà, ma secondo Fabrizio Pregliasco potrebbe essere una misura azzardata.

Con la graduale ripresa del traffico aereo in tutto il mondo i cani anti Covid stanno venendo sempre più utilizzati dalle autorità internazionali come strumento di contenimento nei confronti della pandemia, ma secondo il virologo Fabrizio Pregliasco il loro utilizzo come unico mezzo di contrasto sanitario potrebbe essere una mossa azzardata e rischiosa.

Lo stesso Pregliasco tuttavia non nega che la sperimentazione sui cani anti Covid sia degna di interesse a livello scientifico.

Pregliasco scettico sui cani anti Covid

Già adoperati per fiutare tracce di droga, esplosivi o malattie come tumori e morbo di Parkinson, negli ultimi tempi i cani stanno venendo utilizzati anche per rilevare la presenza del Covid-19 negli organismi dei passeggeri grazie al loro olfatto estremamente sviluppato. Un metodo che dopo di versi mesi di sperimentazioni in laboratorio è stato implementato ufficialmente in alcuni aeroporti internazionali come quelli di Helsinki e Dubai.

Stando a una ricerca tedesca infatti, la percentuale di successo degli animali nel fiutare il coronavirus sarebbe del 92%, utilizzando come traccia odorosa un campione di sudore o saliva prelevato direttamente dai viaggiatori. Il meccanismo per cui i cani riescono a individuare il coronavirus nelle persone lo spiega il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Irccs Istituto Ortopedico Galeazzi: In fase infettiva, il corpo produce più composti volatili carboniosi, come cortisolo e adrenalina: queste sono le sostanze fiutate dagli animali”.

Sempre Pregliasco però si mostra scettico sull’uso intensivo di questa tecnica come unico strumento per rilevare il Covid-19 negli aeroporti: “È sicuramente una sperimentazione interessante, ma ancora in fase di studio. In una fase delicata come questa, in cui i contagi da Covid-19, stanno nuovamente risalendo, mi sembra azzardato e rischioso applicarla in un aeroporto come unico strumento di rilevazione del virus”.

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.


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Jacopo Bongini

Nato a Milano, classe 1993, è laureato in "Nuove Tecnologie dell’Arte" all’Accademia di Belle Arti di Brera. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Il Giornale.

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