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Willy Monteiro, la rabbia di Colleferro: “Vogliamo giustizia”

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I cittadini di Colleferro vogliono giustizia per l'omicidio di Willy Monteiro.

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“Vogliamo giustizia”, sono queste le parole ricorrenti nelle dichiarazioni dei cittadini di Colleferro, cittadina a sud di Roma dove nella notte tra il 5 e il 6 settembre è stato brutalmente ucciso a calci e pugni Willy Monteiro, un ragazzo di soli 21 anni.

I suoi 4 aggressori, poco più grandi di lui, avevano tutti precedenti penali e ora sono in stato di fermo a Rebibbia. L’accusa è quella di omicidio preterintenzionale. I giovani di Colleferro si dichiarano increduli di fronte all’accaduto. “Willy è morto per nulla – dice una ragazza – Non era colpa sua, era solo intervenuto per difendere un amico. È una cosa inaudita, non può esistere nel 2020 una cosa del genere. I responsabili devono pagare”.


Colleferro chiede giustizia per Willy Monteiro

Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti c’è anche l’aggravante razziale, alla quale però sembra non credere un’altra ragazza di Colleferro.

“Non penso assolutamente che sia così – dice la giovane – anche se ci fosse stata un’altra persona l’avrebbero uccisa ugualmente. È semplice ricorrere al fattore razziale. Solo perchè è un ragazzo di colore non significa che l’hanno ucciso per quel motivo”.

Poi c’è il punto di vista di Don Luciano Lepore, parroco di Santa Barbara a Colleferro. Per lui quanto accaduto è purtroppo il risultato di una società in cui si è perso il ruolo cardine della famiglia, ormai, nella sua visione, non più in grado di educare nel migliore dei modi i giovani.

La sua è una critica ai tempi moderni che invita tutti a riflettere su che tipo di società si stia creando. “Non si può colpevolizzare il singolo individuo – dice il prete – dobbiamo metterci in crisi tutti noi prima”. Poi il parroco ha detto la sua sul perdono, uno degli aspetti che più contraddistinguono il credo cattolico: “Io sono cristiano, sacerdote, educatore e annunciatore del Vangelo. Cristo ha perdonato i suoi crocifissori.

Gesù ci insegna a perdonare i nostri nemici, chi ci schiaffeggia, chi ci maltratta. Il perdono deve essere alla base della nostra concezione cristiana. Questo non significa però che non dobbiamo perseguire la giustizia, che i responsabili non paghino lo scotto di quello che hanno fatto. Però piuttosto che pensare mettiamoli in carcere e buttiamo la chiave, come dice qualcuno, occorrerebbe mettersi nella prospettiva di trovare un modo per recuperare quelli che sbagliano? La colpa non è solo loro. È della società. Dietro di loro c’è una realtà, quella di Artena, dove c’è una tradizione di violenza”.

Nato a Latina nel 1991, è laureato in Economia e Marketing. Dopo un Master al Sole24Ore ha collaborato con TGcom24, IlGiornaleOff e Radio Rock.


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Riccardo Castrichini

Nato a Latina nel 1991, è laureato in Economia e Marketing. Dopo un Master al Sole24Ore ha collaborato con TGcom24, IlGiornaleOff e Radio Rock.

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