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Omicidio Willy, padre di Pincarelli: “Quando beve non capisce più niente”

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Secondo suo padre, Mario Pincarelli, accusato dell'omicidio di Willy, non si sarebbe accorto che il ragazzo fosse morto.

Omicidio Willy agente picchiato Pincarelli

Il padre di Mario Pincarelli, uno dei quatto ragazzi arrestati con l’accusa di omicidio preterintenzionale ai danni di Willy Monteiro, ha parlato del figlio come di un ragazzo generoso e affettuoso ma che “quando vede qualcuno in difficoltà deve intervenire e se beve non capisce più niente“.

Omicidio Willy: parla il padre di Pincarelli

Stefano Pincarelli ha definito Mario e i fratelli Bianchi, tutti e tre in carcere a Rebibbia, bravissimi ragazzi ma che quando esagerano con l’alcool non riescono più a ragionare.

Ancora non riesce a capacitarsi di quanto successo e, devastato insieme alla moglie, ha affermato che per loro è come se avessero ucciso loro figlio. L’episodio l’ha fatta stare talmente male che, da quando è successo, l’ambulanza è già andata a casa loro quattro volte: “Fa avanti e indietro dall’ospedale, soffriva già di depressione e attacchi di panico, oggi non vive più“.

Ha poi spostato l’argomento sulle ricostruzioni comparse sulla stampa sul conto di Mario, tra cui quella che praticasse sport da combattimento.

Stefano ci ha tenuto a chiarire che ha fatto soltanto un anno di Karate quando aveva 7 anni e poi più fatto nulla. Ha anche commentato la vicenda che lo ha coinvolto qualche settimana prima dell’omicidio di Willy, in cui aveva picchiato un agente di Polizia che gli aveva chiesto di indossare la mascherina. “Gli ha fatto un gesto per invitarlo a lasciar perdere, gli ha detto di andarsene a quel paese e il vigile gli ha dato un calcio nel sedere“, ha spiegato.

Quanto alla rissa, Pincarelli ha affermato che il figlio si è assunto le sue responsabilità senza nascondersi e dicendo subito ai Carabinieri cosa fosse successo. Coinvolto nel pestaggio con Belleggia, “se ne stavano andando, era finito tutto. Due ragazzi che erano lì hanno chiamato i Bianchi chiedendogli di intervenire. Se non avessero fatto quella telefonata tutto questo non sarebbe successo“. Ha inoltre sottolineato che Mario non si sarebbe nemmeno accorto che Willy fosse morto.

Convinto che non abbia capito la gravità della situazione, ha evidenziato che se si fosse reso conto di quanto successo non si sarebbe costituito coi carabinieri. Quella sera, ha concluso, avrebbe urlato agli altri di smetterla: “Mario non è uno sanguinario che insiste. Solo si fa rispettare, sa il fatto suo“.

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it


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Debora Faravelli

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it

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