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Willy, testimone: “Gabriele gli ha dato un calcio e un pugno in testa”

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Secondo un testimone dell'omicidio di Willy Monteiro sarebbe stato Gabriele Bianchi a sferrargli inizialmente un calcio e un pugno in testa.

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Emergono nuovi dettagli sulla rissa di Colleferro che è costata la vita a Willy Monteiro: un testimone intervistato da Fanpage.it che ha preferito restare in anonimo ha raccontato che a picchiare per primo il giovane capoverdiano con un calcio e un pugno sarebbe stato Gabriele Bianchi.

Willy, testimone: “Da Gabriele calcio e pugno”

Il ragazzo che ha deciso di fornire la sua versione dei fatti si trovava nella piazza dove è avvenuto l’omicidio. Ha quindi assistito a tutte le fasi della serata, dall’apprezzamento che ha scatenato la lite fino all’arrivo dell’ambulanza.

Ha iniziato il suo racconto spiegando che Francesco Belleggia, l’unico dei quattro arrestati per omicidio volontario che si trova ai domiciliari, ha inizialmente dato un pugno al ragazzo che ha fatto il commento provocatorio ad una giovane.

Avendo capito di aver sbagliato ha cercato di scappare e di non farsi vedere ma, sentendosi in pericolo, ha chiamato i fratelli Bianchi. Il testimone ha spiegato che il primo a scendere dall’auto è stato Gabriele che “ha sferrato un calcio a Willy che ha sbattuto contro la macchina che si trovava parcheggiata e ha cercato di rialzarsi.

Ma purtroppo ha preso un’altra botta ed è andato giù con un cazzotto alla tempia, sempre dato da Gabriele”. Parole che sono in contraddizione con quelle dello stesso Bianchi il quale, durante l’interrogatorio in carcere, aveva affermato di non sapere da chi fosse stato spinto il 21enne.

Il ragazzo ha aggiunto che, dopo aver picchiato Willy, i due fratelli hanno iniziano ad accanirsi su chiunque: “Avevano l’intenzione di menare chiunque avessero trovato“.

Ha poi parlato del coinvolgimento di Mario Pincarelli, il quarto imputato. Prima del loro arrivo non aveva fatto nulla ma, sapendo di avere le spalle protette, avrebbe iniziato anche lui a picchiare tutti.

Infine la fuga da parte di tutti e la chiamata ai soccorsi. Il testimone ha sottolineato il ritardo dell’arrivo dell’ambulanza, giunta 30-40 minuti dopo l’allarme nonostante la vicinanza dell’ospedale. Per cercare di velocizzare le operazioni lui si è anche recato personalmente al Pronto Soccorso.

“Ma l’unica cosa che sono riusciti a fare è chiamare la sicurezza per farci uscire perché dicevano che facevamo troppo casino“.

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it


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Debora Faravelli

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it

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