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Coronavirus, Galli: “Grazie a lockdown rigoroso abbiamo meno contagi”

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Secondo Massimo Galli l'Italia ha meno contagi da coronavirus rispetto ad altri stati grazie al lockdown rigoroso di marzo e aprile.

Massimo Galli
Massimo Galli

Il primario di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano Massimo Galli ha affermato che a suo dire l’Italia sta avendo meno contagi da coronavirus degli altri stati grazie al lockdown rigoroso sofferto dal paese nei mesi caldi dell’epidemia.

Un intervento radicale che secondo lui “ci ha dato una sorta di onda lunga di protezione” pur nella fragilità dell’equilibrio attuale.

Galli: “Meno casi grazie a lockdown”

Mentre la Francia arriva a contare anche 16 mila casi positivi in un giorno solo e la Spagna 12 mila, l’Italia ha registrato il suo massimo il 25 settembre 2020 con 1.912 contagi. Una differenza che per Galli è da addurre al maggior rigore dei provvedimenti adottati a marzo e ad aprile dalla nostra nazione che hanno permesso di limitare la circolazione del coronavirus in alcune parti del paese.

Ha poi commentato il report dell’Istituto Superiore di Sanità che ha rilevato un aumento delle positività per l’ottava settimana consecutiva. L’esperto ha evidenziato che il rialzo dell’età media dei casi suggerisce che l’infezione si sia diffusa nel contesto familiare. E che, nonostante i numeri siano ancora sostenibili per il sistema sanitario, la medicina territoriale ha bisogno di essere irrobustita per contenere i focolai.

Quanto alla possibilità che il virus sia cambiato e sia diventato meno aggressivo, ha spiegato che in realtà non ha subito mutazioni significative.

Da una parte è vero che la prima ondata è stata generata da un unico ceppo virale con capacità infettante e diffusiva maggiore. Dall’altra però ha sottolineato come il punto sia l’ospite. “Se è anziano e con patologie, può andare incontro a gravi conseguenze“, ha chiarito. E il rischio è che se un bambino o un ragazzo contrae l’infezione a scuola la può diffondere in famiglia.

Infine una parola sulla capienza degli stadi, tema che sta dividendo la politica tra chi propone di far occupare il 25% dei posti totali e chi di tenere fissato a 1.000 il numero dei tifosi che possono entrare.

Il suo consiglio è quello di aspettare a riaprirli per evitare di far salire i contagi.

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it


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Ermanno
26 Settembre 2020 22:19

Allora la Svezia ha sbagliato tutto visto che senza lock down ha avuto forse meno morti che noi.Però adesso la sua economia funziona e non è conciata come l’ Italia che è sull’orlo del fallimento.


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Debora Faravelli

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it

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