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Aurelio Visalli, cognato: “Mandato in mare allo sbaraglio senza salvagente”

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Il cognato di Aurelio Visalli ha denunciato la mancanza di mezzi per soccorrere i due ragazzi in mare e il ritardo dei soccorsi.

Aurelio Visalli cognato

Il cognato di Aurelio Visalli, il sottufficiale della Guardia Costiera morto annegato in mare per salvare due ragazzi, sostiene che la vittima e i suoi colleghi siano stati mandati allo sbaraglio senza nemmeno il salvagente. Ha quindi ricostruito i drammatici momenti in cui l’uomo si è gettato in acqua per soccorrere due giovani senza più riemergere.

Aurelio Visalli: parla il cognato

Ci sono responsabilità molto gravi per quello che è accaduto. Ora ci hanno promesso i funerali di Stato ma noi vogliamo solo la verità“, ha affermato Antonio Crea. Inizialmente, ha spiegato, ad Aurelio e ai suoi colleghi era stato vietato di intervenire con la motovedetta perché il mare non lo consentiva. Poi è stato chiesto loro di intervenire da terra: “Ma come potevano farlo senza attrezzatura, non avendo né giubbotti di salvataggio, né salvagenti, mute, corde o altro? È stata una follia“.

Di qui la tesi sua e della moglie di Visalli, Tindara Grosso, secondo cui l’uomo non è morto per una tragica fatalità ma “per l’incompetenza di chi l’ha mandato a salvare due ragazzi senza un giubbotto, senza funi e senza mezzi“. Antonio ha infatti aggiunto che aveva soltanto un piccolo salvagente con una cordicella per tirarla ai due giovani.

Ma dato che uno dei due ragazzi stava aspettando i soccorsi aggrappato ad una boa (l’altro è riuscito ad raggiungere la riva), il cognato e gli altri, nonostante non avessero l’equipaggiamento adatto, si sono gettati in mare in mutande togliendosi la divisa per salvarlo.

Dopo quel tuffo Aurelio non è però più riemerso. “Nessuno ha tentato di salvarlo, nemmeno i suoi due colleghi, perché il mare era troppo forte. E dalle 13 alle 19 prima che arrivasse l’elicottero nessuno lo ha cercato veramente“, ha accusato Crea.

Anche perché, ha continuato, la Capitaneria di Milazzo non era dotata di una nave che potesse affrontare le onde. Cosa che lui ha ritenuto gravissima così come il fatto che ai soccorritori sia stato detto di cercarlo dalla spiaggia e che i familiari hanno dovuto apprendere tutto dalla stampa.

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it


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Debora Faravelli

Nata in provincia di Como, classe 1997, frequenta la facoltà di Lettere presso l'Università degli studi di Milano. Collabora con Notizie.it

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