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La truffa dei tamponi: infermiera li rubava dall’ospedale

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Un'infermiera di Civitavecchia rubava i tamponi in ospedale e il compagno si fingeva medico, effettuandoli a pagamento.

Attesa per i risultati dei tamponi a Carpi
Attesa per i risultati dei tamponi a Carpi

Il sospetto di una dipendente di una ditta di pulizie, e la richiesta di spiegazioni: inizia così la storia di una truffa basata sui tamponi per rilevare la positività al coronavirus. Mentre i carabinieri indagano, il rischio è che tra le decine di persone cadute nella truffa ce ne siano alcune positive al coronavirus.

La truffa dei tamponi

Una truffa bella e buona, quella elaborata da un’infermiera dell’ospedale San Paolo di Civitavecchia e dal suo compagno. Il piano era molto semplice: lei, mentre era a lavoro nel reparto di ortopedia, rubava i tamponi che poi portava a casa al compagno. Lui poi si fingeva medico, ed effettuava a pagamento i tamponi alle persone, completamente ignare dalla situazione in cui si trovavano. Il “referto” aveva anche la firma dell’ospedale Spallanzani, falsificata dai due.

Una vicenda, che, se verificata, potrebbe costare molto caro: come riporta Il Messaggero, le ipotesi di reato sono concorso in falsità materiale, sostituzione di persona ed esercizio arbitrario della professione medica. Intanto i carabinieri stanno indagando per risalire a tutte le persone che si sono affidate al finto medico per effettuare il tampone: se alcuni di loro, poi, risultassero positivi al coronavirus, i capi d’imputazione per l’infermiera e il compagno potrebbero essere molti di più.


Il sospetto di una paziente

La scoperta della truffa messa in piedi dall’infermiera di Civitavecchia e dal compagno è avvenuta grazie al sospetto di una donna, che aveva effettuato il tampone con loro.

Nel referto, ricevuto dalla donna con firma dello Spallanzani e l’attestazione di negatività, infatti, si legge anche che “non si escludeva la positività”. La donna, impiegata presso una ditta di pulizie, è andata a chiedere spiegazioni all’ospedale Spallanzani, che però ha confermato di non aver mai prodotto quel documento. La donna, allora, viene mandata dalla Asl Roma 4 a Civitavecchia, ma anche l’ospedale della città nega di aver prodotto il referto.

L’Asl Roma 4, a quel punto, ha fatto partire le indagini, che hanno portato alla coppia. L’abitazione dell’infermiera e del compagno è stata sottoposta a perquisizione: sono stati trovati stick e tamponi in quantità.

Nata a Voghera, il 08/09/1996, è laureata in Comunicazione, Innovazione e Multimedialità (CIM) presso l’Università di Pavia. Collabora con Gilt Magazine e ha lavorato presso SkyTG24.


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Alessandra Tropiano

Nata a Voghera, il 08/09/1996, è laureata in Comunicazione, Innovazione e Multimedialità (CIM) presso l’Università di Pavia. Collabora con Gilt Magazine e ha lavorato presso SkyTG24.

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