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Beatificazione Carlo Acutis, la mamma: “Parlava di Dio con la tecnologia”

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Antonia Salzano, mamma di Carlo Acutis, ha voluto descrivere la vita e le esperienze che hanno reso il figlio il nuovo santo di Internet.

mamma carlo acutis

Nella giornata di sabato 10 ottobre Carlo Acutis verrà proclamato beato ad Assisi, e la mamma del ragazzo milanese ha voluto descrivere la vita del figlio, vissuta sempre in piena armonia con gli altri e con Dio. Carlo morì nel 2006 per una leucemia fulminante.

Beatificazione Carlo Acutis, parla la mamma

Il 10 ottobre 2020 Carlo Acutis, il ragazzo di 15 anni morto a Milano il 12 ottobre 2006 per leucemia, verrà beatificato ad Assisi, e proprio alla vigilia della sua beatificazione la mamma ha voluto rilasciare un’intervista a Repubblica.

Da piccolo diceva che non gli sarebbe dispiaciuto diventare santo. Ma non come san Francesco, che aveva avuto una vita troppo scomoda! Gli piaceva scherzare, era un ragazzo assolutamente normale“.

Così descrive il figlio la mamma Antonia Salzano, che ha fatto conoscere Carlo come il “santo di Internet“, per le sue notevoli conoscenze tecnologiche che gli hanno permesso di parlare di Dio agli altri.

Ragazzo puro

Alla domanda su come descriverebbe il figlio, la madre risponde con queste parole: “Generoso, altruista, puro. Molto amato dai compagni, non si sentiva superiore a nessuno. Ha ottenuto tante grazie di conversione anche in vita, proprio perché pregava tanto.i.

Ma, davvero, era un ragazzo normale. Solo che è stato capace di trasformare una vita ordinaria in straordinaria, mettendo gli altri al centro.

Antonia racconta la sua passione per l’informatica, che utilizza già fin dalla più tenera età per parlare di Dio: “A 6 anni giocava a fare lo scienziato informatico, a 10 leggeva i testi di Ingegneria informatica che compravamo al Politecnico. Adoperava Photoshop, InDesign, faceva cartoni animati in 3D.

Usava la tecnologia per parlare di Dio, è stato profetico anche in questo”.

Esempio da seguire

Il Papa lo ha indicato come esempio di santità giovanile da seguire, e la mamma ci tiene a fornire elementi ed esperienze vissute dal figlio che dimostrano il suo essere fuori dal comune.

“La sera capitava aiutasse la stiratrice che lavorava da noi, così che lei potesse tornare prima dalla sua famiglia. Poi era amico di tanti senzatetto, portava loro da mangiare e sacco a pelo per coprirsi.

Il tutto studiando al liceo Classico Leone XIII, dai Gesuiti: a volte finiva le versioni alle 2 del mattino“.

Volontario di Dio

Carlo era molto sensibile nei confronti del prossimo, specialmente se povero o emarginato. Come racconta la madre, già a 10 anni si dava da fare per i senzatetto e gli immigrati.

Girando in bicicletta vedeva tante persone sotto i porticati delle chiese, così si era organizzato con il nostro domestico (un uomo induista, convertito al cattolicesimo grazie a Carlo, ndr): quando arrivava qualche nuovo povero andava a conoscerlo, scriveva il suo nome su un recipiente e glielo portava colmo di cibo. Era sensibile anche verso i disabili e si ribellava al bullismo, aiutando i compagni in difficoltà a inserirsi a scuola“.

La malattia

In conclusione, la fatidica domanda sull malattia che stroncò Carlo in quel lontano 12 ottobre 2006, ma dove il figlio dimostrò di essere cresciuto sulla via della santità: “A un medico che gli chiese se stesse soffrendo, rispose sorridendo “c’è gente che soffre più di me“.

Di Bergamo, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione e con l'ambizione di diventare giornalista. Lo sport è la mia passione, perché l'Atalanta è un mio pezzo di cuore. Divoro libri, onnivoro musicale, ma ffino ad un certo limite. Ascoltare gli altri è un piacere, scrivere lo è ancor di più.


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Marco Alborghetti

Di Bergamo, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione e con l'ambizione di diventare giornalista. Lo sport è la mia passione, perché l'Atalanta è un mio pezzo di cuore. Divoro libri, onnivoro musicale, ma ffino ad un certo limite. Ascoltare gli altri è un piacere, scrivere lo è ancor di più.

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