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Prato, cancellato debito da mezzo milione di euro ad artigiano

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A Prato un artigiano si è visto stralciare il debito che aveva contratto. Il giudice applica la legge salva-suicidi.

Giudice cancella debito da 500mila euro a un artigiano

É stata applicata a Prato la legge salva-suicidi. Così un un artigiano è riuscito a farsi azzerare un debito che aveva contratto e che, causa la crisi economica, non era riuscito a ripagare. 

Giudice cancella debito di artigiano

Tutto inizia nel 2012, quando l’artigiano lavorava per un’azienda termoidraulica specializzata in impiantistica civile.

Successivamente l’azienda ha inziato ad avere dei problemi economici e il titolare, per cercare di salvarla, ha fatto entrare anche i dipendenti come soci di minoranza. Il problema vero, però, inizia quando il titolare gli chiede di firmare come garante, di una fideiussione da 500 mila euro. E qui iniziano i dolori per il protagonista della vicenda, perchè forse, ingenuamente, non si era ben informato sulle conseguenze che possono derivare da una simile decisione.

Nonostante la fideiussione infatti, il tribunale fallimentare di Prato dichiara la liquidazione della società, e i debiti che nel frattempo si sono accumulati, raggiungono quota 430.000 euro. Debiti, che il diretto interessato non era in grado di pagare ai creditori: nonostante la sua buona volontà e i suoi sacrifici, ha venduto il suo motorino, oltre a vedersi pignorare metà della sua abitazione e del suo stipendio, si è visto costretto ad affidarsi agli avvocati.

Come ha dichiarato l’avvocato dell’artigiano, Simone Frosini, insieme al team di legali che lo hanno assistito, “si è capito subito che c’erano ragioni fondate per ottenere la sdebitazione, in quanto sin quando aveva potuto aveva sempre pagato le tasse e tra l’altro aveva messo la firma su debiti non suoi. Senza considerare che quando aveva apposto la propria firma come garante della fideiussione, non aveva ben compreso quali sarebbero poi state le conseguenze di quell’atto”.

La sentenza

Dopo che il giudice aveva nominato il liquidatore, e constatato che l’uomo era stato pienamente collaborativo durante tutto l’iter, il giudice nella sentenza arrivata lo scorso 3 Ottobre 2020, dopo che il procedimento si era aperto nel luglio 2014, ha dichiarato: “l’indebitamento non è riconducibile a negligenza del debitore, ma piuttosto alla sua volontà di sostenere la società, impegnandosi in prima persona al fine di garantire l’accesso della stessa al credito bancario, pertanto rilevata la non esistenza di atti in frode si dichiara inesigibili i crediti non soddisfatti”. 

L’artigiano quindi si è visto stralciare un debito pari a 430 mila euro, in quanto i suoi avvocati sono riusciti a dimostrare la sua buona fede nel volerlo saldare.

Inoltre negli anni non aveva mai effettuato acquisti superflui, niente vacanze, niente, se non le spese necessarie. Tutti comportamenti che hanno convinto il giudice, oltre ai resoconti dettagliati delle spese, che l’artigiano meritava di essere liberato dai debiti.


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