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Covid-19, gli infermieri: “Torniamo in prima linea, ma abbiamo paura”

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"Il timore di tornare a quei giorni c’è. È tornata la paura di portare la malattia a casa", dice uno degli infermieri in prima linea contro il Covid.

infermieri

La nuova ondata di Covid-19 sta mettendo in ginocchio l’Italia. Medici e infermieri, che nei mesi estivi avevano potuto tirare un sospiro di sollievo, sono nuovamente in prima linea in ospedali al collasso. Ogni giorno la curva dei contagi risale drasticamente.

Il personale sanitario non si nasconde: “Abbiamo paura“.

Gli infermieri: “Il Covid è tornato”

Nei mesi estivi tanti medici e infermieri avevano lanciato l’allarme sostenendo che il Coronavirus fosse ancora un pericolo. Non tutti, però, li hanno ascoltati. Ora, che la seconda ondata si sta abbattendo sull’Italia, sono tornati in prima linea. La paura, tuttavia, è quella di tornare ai primi mesi della pandemia. A parlarne, in un’intervista al Corriere della Sera, due infermieri divenuti il volto della lotta contro il Covid-19.

Il weekend? È stato diverso. Abbiamo intubato cinque persone in arrivo da Milano: tutte insieme. Non succedeva dai tempi più acuti dell’emergenza: lì i pazienti arrivavano a 22. A maggio avevamo festeggiato la sala di rianimazione vuota“. A dirlo è Carla Maestrini, dell’Ospedale Maggiore di Cremona. L’infermiera è divenuta nota per la famosa foto in ginocchio nella corsia della struttura sanitaria, in lacrime al termine di un turno infinito.

Il timore di tornare a quei giorni – dice – c’è.

È tornata la paura di portare la malattia a casa, sono tornate quelle docce a fine turno che ti danno l’illusione di toglierti di dosso il virus. Non siamo ripiombati nella situazione di marzo, però qualcosa è cambiato. Chiedetelo a mia figlia: mi vede poco rilassata, nella mente ha ancora i ricordi di quelle cene dopo turni che duravano intere giornate. Si stava zitti, poca voglia di parlare.

E poi – racconta – sono tornati alcuni riti di quei giorni.

Ad esempio le telefonate ai parenti. Anche se gli intubati al momento sono cinque, sappiamo che a casa ci sono madri, padri e figli che aspettano notizie da noi. E allora sa che cosa ho fatto domenica? Ho preso il telefono e li ho chiamati tutti. Alcuni non sapevano neanche che l’ambulanza che ha caricato i loro cari a Milano alla fine li ha portati a Cremona. Mi è parso un gesto umano, almeno sanno dove chiamare per avere notizie”.

La stessa preoccupazione la vive Mirko Lagotto dell’ospedale di Rivoli, in provincia di Torino, che in un video nel corso della pandemia si preparava ad entrare nel reparto di terapia intensiva sulle note di Vasco Rossi. “Abbiamo riaperto il secondo reparto Covid, con 43 ricoverati. Ci eravamo illusi – dice – e adesso siamo di nuovo tutti bardati, con le nostre tute e visiere. I casi stanno aumentando, ci stiamo preparando alla seconda ondata. Io e mia moglie, per prevenzione, stiamo valutando di dividerci e vivere in due case diverse, come avevamo fatto a marzo. 

Ci siamo – continua – rilassati troppo in estate. In ospedale ora è tornato un clima strano. L’unica cosa da fare è supplicare tutti di indossare le mascherine e di rispettare il distanziamento. Il virus lo conosciamo, sappiamo che queste accortezze possono davvero fare la differenza“.

Nata a Palermo, classe 1998, è laureata in Scienze delle comunicazioni per i media e le istituzioni e iscritta all'Albo dei giornalisti pubblicisti. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Mediagol e itPalermo.


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Chiara Ferrara

Nata a Palermo, classe 1998, è laureata in Scienze delle comunicazioni per i media e le istituzioni e iscritta all'Albo dei giornalisti pubblicisti. Prima di collaborare con Notizie.it ha scritto per Mediagol e itPalermo.

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