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Roma, contagiò volontariamente con Hiv: confermati 24 anni

Confermata la sentenza per Valentino Talluto

Valentino Talluto

Ha fine il lungo iter giudiziario che conferma la sentenza di primo grado del 2017, dopo che la Cassazione aveva disposto un nuovo processo (confermando però l’impianto accusatorio) nel 2019. La Corte, nella giornata del 19 ottobre 2020, ha confermato la condanna a 24 anni per l’untore di Hiv Valentino Talluto.

Untore Hiv, condanna a 24 anni

Dopo averle adescate in chat le contagiava volontariamente, tenendole all’oscuro della sua sieropositività. Confermata quindi l’accusa di lesioni gravissime, questo il verdetto uscito dal processo di appello bis.

Il tutto partito da una denuncia da parte di una delle ragazze, la quale, dopo esser risultata positiva al test, contatta immediatamente Talluto, uno delle due persone con la quale aveva avuto rapporti in quel periodo (l’altro risultò negativo al test).

L’untore le inviò un falso certificato per dimostrare la sua negatività, ma la ragazza non convinta procede con la denuncia. Grazie a lei si scoprirono le altre 29 giovani la cui vita è stata rovinata.

L’iter legislativo

Il tutto viene portato avanti con l’accusa di lesioni gravissime dal pm Francesco Scavo, lavoro poi ereditato dal pm Elena Neri. La prima condanna nel 2017, a 24 anni di carcere.

Pena ridotta a 22 anni nel 2018. Poi l’intervento della Cassazione che riconosce la colpevolezza di Talluto e dispone un processo d’appello – bis per il rialzo della pena, confermando poi i 24 anni.

Si può dunque dire che giustizia è stata fatta, anche se nessuno potrà mai restituire la piena salute a quelle povere 30 ragazze, vittime di questa storia scioccante e macabra.


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