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Covid a Napoli, paziente: “Malati separati da paravento”

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Un paziente del Caldarelli di Napoli ha raccontato che i malati erano separati solo da un paravento.

Dopo un intervento, una 18enne si è svegliata dal coma
All'ospedale Caldarelli di Napoli, una 18enne si.è svegliata dal coma

Scalpore sta facendo, in queste ore, la storia di un paziente ricoverato con sintomi di Covid al Cardarelli di Napoli. L’uomo ha infatti spiegato a Fanpage.it come venivano divisi i pazienti affetti da Coronavirus da quelli ordinari. “Ho vissuto giorni su una panca in un rettangolo per malati Covid ricavato nel pronto soccorso e diviso dai pazienti ordinari solo da paravento di tessuto – ha raccontato –.

Non so negli altri ospedali ma al Cardarelli i medici lavorano in condizioni precarie e anche di più. Ho visto con i miei occhi scene che fatico anche a descrivere perché non vorrei far ricadere la responsabilità sui medici. Per ogni turno c’era un solo dottore che doveva curare i malati Covid, visitare i pazienti ordinari e uscire all’esterno per sbrigare non so quali pratiche”.

Covid a Napoli

L’uomo, a riprova dell’accaduto, ha portato a Fanpage.it le prove di quanto asserito.

“Il medico doveva spostarsi dall’area negativi a quella positivi vestendosi velocemente con la tuta. Visitava qualcuno e, se c’era un’urgenza dall’altro lato, era costretto a lasciare la persona sul lettino in attesa”. Se doveva ripetere l’operazione “si cambiava i guanti. Ma se ci dicono che il virus resta attaccato anche ai vestiti, dov’è questa sicurezza?”.

Al pronto soccorso eravamo tutti assieme, positivi e malati ordinari – continua –. C’erano anziani lasciati sulle barelle abbandonati a loro stessi, c’era gente che piangeva eppure doveva attendere anche parecchio tempo prima di essere visitata.

Ho dovuto aiutare personalmente persone sulla barella. Non me la prendo col personale, sono sottopagati, stressati, e in pochissimi rispetto ai problemi che ci sono lì. Ricordo un signore di oltre 70 anni sdraiato su una barella all’ingresso del pronto soccorso, in balia di tutti. Ho dovuto spostare il lettino per non lasciarlo tra le porte scorrevoli”.

E infine: “C’erano anziani, malati di diabete, persone con problemi di pressione, gente lasciata davvero in balia di sé stessa che si domandava se poter prendere una pillola o un’altra.

Un signore mi ha chiesto di inviare un messaggio ai figli che non sentiva da giorni. Mostrano padiglioni puliti, ordinati, con i servizi e il distanziamento. Non è vero niente. Io sono stato due giorni seduto su una panca ed ero un malato. Mi hanno cacciato dalla stanza e messo in corridoio perché lo spazio serviva a un’altra persona. Io ho accettato perché ho capito che la sua condizione era più grave della mia ma ho comunque vissuto su una sedia per giorni.

E chiaramente non potevo andare via perché non si può abbandonare un ospedale da positivo per andare a casa da solo”. Tutto questo mentre, negli stessi giorni, il presidente della Regione De Luca ha chiesto l’intervento dell’esercito.

Nato il 18 luglio del 1990, vive a Cassina de' Pecchi. Si è laureato in Storia per seguire la propria voglia di conoscere il passato, ho iniziato l'attività giornalistica per analizzare il presente e le sue innumerevoli contraddizioni. Collabora con Metropolis Notizie e Notizie.it.


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el 131 pada rossa cell petronilli
20 Ottobre 2020 21:26

appostamenti e minacce


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Mattia Pirola

Nato il 18 luglio del 1990, vive a Cassina de' Pecchi. Si è laureato in Storia per seguire la propria voglia di conoscere il passato, ho iniziato l'attività giornalistica per analizzare il presente e le sue innumerevoli contraddizioni. Collabora con Metropolis Notizie e Notizie.it.

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