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Covid Bergamo, primario Rianimazione: “Rischio lockdown totale”

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Il coronavirus è lontano dall'essere sconfitto. Sulla questione è di nuovo intervenuto Luca Lorini.

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Bergamo è di nuovo alle prese con il Covid. La situazione sta diventando drammatica, tanto da riportare alla memoria le immagini simbolo della crisi di marzo-aprile 2020, quando cioè si rese necessario l’intervento dell’Esercito per portare in altre Regioni le salme dei morti della città lombarda.

Covid, Bergamo in emergenza

Il coronavirus è lontano dall’essere sconfitto. Sulla questione è di nuovo intervenuto Luca Lorini, direttore del Dipartimento di Emergenza Urgenza e Area critica dell’ospedale Papa Giovanni. “Quando, a luglio, abbiamo festeggiato l’ultimo paziente in Terapia intensiva dissi che fino al vaccino avremmo dovuto convivere con il Covid e che questo ci avrebbe obbligato a mantenere le precauzioni, dalle mascherine all’evitare assembramenti – ha dichiarato in una lunga intervista rilasciata al Corriere della Sera.

Bisogna, suggerisce, “isolare gli over 65“.

“I numeri non sono minimamente vicini a quelli di marzo – spiega poi Lorini -, tenendo però conto che allora non si facevano i tamponi se non ad alcune categorie. Le persone che arrivavano in ospedale e avevano bisogno di terapia intensiva erano 5-10 volte più di oggi“.

Per quanto riguarda l’andamento dei contagi, dice: “Sono contrario al numero giornaliero dei contagi, va valutato l’andamento come minimo settimanale e bisogna capire se la curva si alza con lo stesso grado.

Ma i dati che contano sono il numero dei morti e il numero degli accessi in terapia intensiva”.

Più pazienti Covid a Bergamo

I pazienti in terapia intensiva al Papa Giovanni risultano in forte aumento. Ma prima “ne avevamo cento in un giorno. I nuovi ricoverati hanno dai 45 agli 83 anni. Ora riusciamo a prendere i pazienti prima perché arrivano loro prima, autonomamente o in ambulanza”. E ancora: “Il sovraffollamento e la paura di andare in ospedale possono aver influito mesi fa.

Quello che mi interessa è che ora abbiamo il vantaggio di vedere prima i pazienti. Teniamo poi conto che, su 9 che arrivano, 7 li rimandiamo a casa perché non hanno bisogno del ricovero”.

Nei prossimi mesi, Lorini è certo: “I numeri saliranno. Il mio suggerimento è tenere separate le persone fragili dalle altre”. Ma come: “Isolare gli over 65 anni. Non dico chiudersi in casa, ma per esempio uscire per una passeggiata sì, andare al supermercato no.

Mi baso sui dati: dei 36.000 morti della prima ondata, 33.000 appartenevano a quella fascia. Se fossimo stati capaci di proteggere questa generazione, non avremmo avuto tutti questi morti. Non voglio rivedere tutti quegli anziani che non ce la fanno. Se salviamo quella generazione, già decimata, salviamo la memoria storica. Su 100 pazienti di 75 anni, ne abbiamo persi il 35-40%”.

Per fare questo, tuttavia, si chiederebbe alle persone più sole di riemanare ancora più isolate: “Unico modo per tutelarli. Si chiede loro un sacrificio di cinque settimane, ipotizzo. Altrimenti rischiamo che fra tre settimane ci sia un lockdown totale”.

<“I giovani si contagiano senza saperlo”

Per quanto riguarda tutti gli altri, Lorini dice: “Comincio a togliere la fascia over 65. I giovani spesso si contagiano senza saperlo, quindi salvo eccezioni ora non sono una preoccupazione. Gli sportivi, anche, spesso scoprono di essere positivi perché sottoposti al tampone nelle dinamiche dalla squadra. Mi rimane una fetta di popolazione che posso gestire bene. Se arriva un 45enne e lo devo anche intubare, rimane in terapia intensiva una settimana, passa in sub-intensiva e dopo una settimana torna a casa. Parlo al netto delle eccezioni e a meno che la curva dei casi non impenni”.

Per quanto riguarda una ipotesi di coprifuoco: “Come si dice a Bergamo, piuttosto di niente meglio piuttosto. È un segnale, ma prodromico a vedere se i numeri si fermano. Se raddoppiano velocemente bisognerà fare come in altri Paesi, stavolta abbiamo il vantaggio di guardare noi prima cosa fanno gli altri“.

Nato il 18 luglio del 1990, vive a Cassina de' Pecchi. Si è laureato in Storia per seguire la propria voglia di conoscere il passato, ho iniziato l'attività giornalistica per analizzare il presente e le sue innumerevoli contraddizioni. Collabora con Metropolis Notizie e Notizie.it.


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Mattia Pirola

Nato il 18 luglio del 1990, vive a Cassina de' Pecchi. Si è laureato in Storia per seguire la propria voglia di conoscere il passato, ho iniziato l'attività giornalistica per analizzare il presente e le sue innumerevoli contraddizioni. Collabora con Metropolis Notizie e Notizie.it.

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