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La Cassazione conferma la condanna di Denis Verdini per bancarotta

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Cassazione conferma la condanna di Verdini, per bancarotta del Credito Cooperativo Fiorentino, a 6 anni e mezzo. Prescritti 4 mesi

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É stata confermata dalla Cassazione la condanna per l’ex senatore di Forza Italia Denis Verdini, per il crac del Credito cooperativo fiorentino.

Cassazione conferma la condanna di Verdini

La corte di Cassazione ha confermato la condanna per Denis Verdini, ex senatore di Forza Italia, per il crac del Credito cooperativo fiorentino.

É stata infatti confermata la sentenza di secondo grado, di 6 anni e 10 mesi, che sono diminuiti a 6 anni e mezzo, in quanto 4 mesi, corrispondenti alla condanna sulla truffa sui fondi dell’editoria, sono stati prescritti.

Verdini rischia quindi di finire in carcere per scontare la pena, anche se nel caso in cui si verificasse questa ipotesi sarebbe per un breve periodo, poichè visto che nel 2021 Verdini compirà 70 anni, potrà usufruire della possibilità di scontare la pena agli arresti domiciliari (nella casa divenuta bersaglio dei ladri lo scorso dicembre).

Si tratterebbe quindi solo di qualche mese in carcere. 

Al momento la Cassazione deve notificare la sentenza disposta dai giudici della quinta sezione penale alla Procura Generale di Firenze competente per l’esecuzione della pena. Il suo legale, Franco Coppi, all’uscita del tribunale ha dichiarato: –“Purtroppo mi pare non ci siano esiti diversi, per fortuna Verdini è un uomo forte e coraggioso, penso saprà affrontare questa prova”.

Nella giornata di ieri, durante l’udienza, il sostituto procuratore generale della Cassazione, Pasquale Fimiani, aveva richiesto un nuovo processo d’Appello sollecitando l’annullamento per la parte della bancarotta, in quanto riteneva necessario ulteriori approfondimenti; proposta alla fine non accolta dalla corte presieduta da Paolo Antonio Bruno.

Verdini infatti è stato condannato per bancarotta in quanto avrebbe commesso una serie di operazioni anomale, provocando il dissesto del Credito fiorentino, soprattutto nel settore edile, che sarebbe poi culminato nel 2010 con il commissariamento del Credito stesso, il quale poi fu successivamente inglobato, in quanto insolvente, da Chianti Banca.

Al termine della sentenza gli avvocati dell’ex senatore hanno dichiarato che: –“sono profondamente delusi dalla sentenza sia perché il ricorso che avevamo proposto a noi sembrava fondato sia soprattutto perché ieri il procuratore generale in un intervento molto motivato e persuasivo aveva chiesto l’accoglimento in larga parte dei nostri motivi di ricorso”.


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