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Revenge porn: la donna ha un solo nome, quello di vittima

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Bocca di Rosa fa la maestra di asilo, ha solo 22 anni ed è innamorata, ma fa un errore (col senno di poi): si fida troppo.

video maestra asilo revenge porn

Era il 1967 quando Fabrizio De Andrè compose la meravigliosa “Bocca di Rosa”. Nel paesino di Sant’Ilario, in Liguria, arrivò una bella ragazza dall’atteggiamento “libertino”, o meglio, libero e fece subito scandalo, tra uomini che apprezzavano a mezza bocca, costretti a recitare la parte dei buoni padri di famiglia e mogli tutte casa e chiese inacidite e invidiose di questa bellezza e libertà cosi sfacciatamente esibita nelle strade della loro monotona cittadina.

Nulla di strano, una canzone popolarissima che, in quegli anni, squarciò il velo dell’ipocrisia e raccontò tutte le contraddizioni e le mediocrità della provincia italica.

Un brano che oggi, per assurdo, e questa è la grandezza del suo compositore, non ci appare cosi preistorico come dovrebbe. Le sue note le ritroviamo nei racconti che occupano le cronache locali. Questa volta risuona in un paese in provincia di Torino e fa il giro dell’italia.

Bocca di Rosa fa la maestra di asilo, ha solo 22 anni ed è innamorata di un ragazzo più grande di lei, un calciatore dilettante. Si frequentano, si desiderano. Poi lei fa un errore (con il senno del poi), si fida troppo di lui e gli concede momenti intimi, scatti privati attraverso il cellulare, con foto e video che la mostrano svestita e in atteggiamenti sensuali. Poi qualcosa va storto, lui condivide nella chat del calcio quelle foto con tanto di nome e cognome di lei e diventano di dominio pubblico.

Il paese è piccolo e si sa, la gente mormora. Le immagini arrivano nelle mani di una moglie rancorosa che riconosce la maestra e fa girare il materiale fin dentro all’asilo dove lavora Bocca di Rosa, fino alle sue colleghe e alla sua responsabile. Sola e disperata si confida, spera di ricevere solidarietà dalla direttrice della scuola. “Mi fidavo di lui”, si giustifica cosi. Non ha fatto nulla di male, nulla sul posto di lavoro, si è sempre comportata bene con i bambini, eppure per alcuni genitori è lei quella sbagliata, “non avrebbe dovuto fare quelle cose”.

La pensa cosi anche la direttrice dell’asilo, che la invita a rassegnare le dimissioni.

Incredula, ferita, ma combattiva, Bocca di Rosa non si arrende e denuncia tutti. “Ci vedremo in tribunale”, dice. Chissà dove la trova quella capacità di reagire, quella volontà di ribellarsi al tribunale dell’inquisizione che ha deciso di farla sedere dalla parte degli imputati. Quella forza incredibile che non hanno trovato, purtroppo, quelle ragazze che per colpa di questo maledetto reato, che ha un nome, si chiama revenge porn, hanno perso la vita per la vergogna e l’umiliazione, scegliendo il suicidio.

Anno 2020, Bocca di Rosa finalmente ha deciso di rivelarci il suo vero nome, sperando che sia la giustizia ad assegnarglielo definitivamente e senza sconti: vittima.

Sara Giudice, milanese di nascita e apolide nel cuore, classe 1986. Laureata in Lingue e Comunicazione alla Iulm di Milano e master in comunicazione presso la business school del sole 24 ore. Cresciuta a pane e politica, è grazie ai libri di Oriana Fallaci che esplode la sua passione giornalistica. Ha iniziato la carriera televisiva presso la televisione americana Class Cnbc come inviata politica. Arrivata a La7 lavora prima per la trasmissione In Onda poi per PiazzaPulita, collabora con Il Fatto Quotidiano e l'Inkiesta. Nel 2017 ha vinto il premio Giancarlo Siani con un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti a Roma, nel 2019 il Premio Maurizio Rampino con un'inchiesta sulla criminalità ad Afragola. Insieme ad altri colleghi ha scritto il libro "Italia sotto inchiesta" pubblicato da Meltemi. Il mio motto? "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla".


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aldo
19 Novembre 2020 18:58

non e’ un errore. l’autore dell’articolo e’ un emerito cretino. l’errore lo fa chi distribuisce materiale privato non chi si fida. non e’ un errore. educatevi trogloditi!


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Sara Giudice

Sara Giudice, milanese di nascita e apolide nel cuore, classe 1986. Laureata in Lingue e Comunicazione alla Iulm di Milano e master in comunicazione presso la business school del sole 24 ore. Cresciuta a pane e politica, è grazie ai libri di Oriana Fallaci che esplode la sua passione giornalistica. Ha iniziato la carriera televisiva presso la televisione americana Class Cnbc come inviata politica. Arrivata a La7 lavora prima per la trasmissione In Onda poi per PiazzaPulita, collabora con Il Fatto Quotidiano e l'Inkiesta. Nel 2017 ha vinto il premio Giancarlo Siani con un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti a Roma, nel 2019 il Premio Maurizio Rampino con un'inchiesta sulla criminalità ad Afragola. Insieme ad altri colleghi ha scritto il libro "Italia sotto inchiesta" pubblicato da Meltemi. Il mio motto? "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla".

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