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Foto inchioda il figlio di Grillo per stupro di gruppo su due ragazze

Figlio Beppe Grillo

Nuove prove raccolte confermano l’accusa di «violenza sessuale di gruppo»: Ciro Grillo incastrato da una foto scattata dagli amici.

Ciro Grillo, figlio dell’ex-comico, e tre suoi amici continuano ad appellarsi alla tesi difensiva del sesso consenziente relativamente all’accusa di stupro di gruppo.

Contro i quattro giovani, il procuratore di Tempio Pausania Gregorio Capasso e la pm Laura Bassani hanno raccolto un considerevole numero di prove che appaiono estremamente solide e derivano, in gran parte, dai cellulari sequestrati ai responsabili del crimine. Le prove in questione, che descrivono accuratamente lo svilupparsi di uno scenario raccapricciante, sono state depositate agli atti dai magistrati.

Foto inchioda il figlio di Grillo per stupro

La violenza subita dalla ragazza italo-norvegese da parte di Ciro Grillo e dei suoi tre amici Francesco Corsiglia, Edoardo Capitta e Vittorio Lauria non dovrà più basarsi esclusivamente sulle testimonianze da lei fornite, grazie alle nuove prove attualmente a disposizione.

È stata rinvenuta, ad esempio, una foto che ritrae Grillo junior intento a compiere atti sessuali con l’amica della vittima, visibilmente ubriaca e priva di conoscenza. Secondo quanto immortalato dall’immagine, quindi, gli stupri avvenuti durante la vacanza in Costa Smeralda salirebbero a due, come il numero delle vittime. Unica colpa delle giovani donne: essersi fidate di quattro ragazzi apparentemente tanto simili a loro per estrazione sociale e costumi mondani.

Il procuratore conferma la violenza sessuale di gruppo

In seguito alle prove presentate, il procuratore Gregorio Capasso ha chiuso l’indagine confermando, per tutti e quattro gli imputati coinvolti, il reato di «violenza sessuale di gruppo». La sentenza emana, pertanto, rinnega la tesi della difesa secondo la quale la notte trascorsa insieme dal gruppo di sei coetanei, magari anche piuttosto ubriachi, durante la vacanza in Costa Smeralda si sia evoluta in un’esperienza di sesso consenziente. In relazione agli avvenimenti accaduti il 17 luglio presso uno dei villini predisposti su buca 9 del Pevero Golf, entrambe proprietà del fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, il procuratore ha dichiarato che gli accusati «mediante violenza costringevano e comunque inducevano la ragazza, abusando delle sue condizioni di inferiorità fisica e psichica dovuta all’assunzione di alcol, a subire e compiere atti di natura sessuale».

La ricostruzione del pm

Secondo la ricostruzione dei fatti elaborata dal pm, gli eventi che hanno portato all’originarsi degli stupri di gruppo sarebbero da imputare a un’iniziativa di Francesco Corsiglia. Quest’ultimo, infatti, aveva manifestato l’intenzione di concludere la serata, cominciata al Billionair, avendo rapporti sessuali con almeno una delle due ragazze. Per questo motivo, Corsiglia, una volta raggiunto il villino, aveva invitato una delle vittime a seguirlo in camera col pretesto di prendere delle coperte.

In quell’occasione, aveva tentato il primo approccio che, però, era fallito. A quel punto, aveva deciso di rinchiuderla in un’altra stanza nella quale aveva iniziato a violentarla mentre i compagni «entravano e uscivano ridendo tra loro e ostruendole il passaggio quando, divincolatasi, la ragazza tentava di allontanarsi». Corsaglia, tuttavia, non è stato l’unico ad abusare della giovane: la mattina seguente, Grillo, Capitta e Lauria «la forzavano a bere vodka e, afferrandola per i capelli, la costringevano e comunque la inducevano a compiere e subire ripetuti atti sessuali con ciascuno di loro». Intanto, il branco si era accanito anche sull’altra ragazza che versava in stato di incoscienza a causa dell’alcol ingerito: «In particolare Grillo, alla presenza di Capitta, che scattava fotografie per immortalarlo, e Lauria» la forzava a umilianti e volgari performance sessuali.

La linea del silenzio degli avvocati difensori

Fino alla decisione del procuratore, gli avvocati degli aggressori si erano mostrati fermamente convinti che il caso si sarebbe risolto con un’archiviazione liberatoria. La sentenza, pertanto, ha fatto infuriare il team di legali che, attualmente, ha scelto di adottare la linea dell’assoluto silenzio nel tentativo di non far trapelare i contenuti delle chat o delle immagini che hanno reso possibile confermare gli abusi. Le speranze dei difensori, però, sono risultate del tutto vane in quanto La Verità ha già pubblicato alcuni estratti prelevati dall’incartamento attraverso il quale il procuratore Capasso ha notificato la chiusura delle indagini a tutti gli interessati, chiedendo il rinvio a giudizio al GUP.

Dopo la notifica di chiusura delle indagini, gli avvocati di Ciro Grillo e degli altri tre amici hanno richiesto, con successo, venti giorni di tempo per studiare le pagine presentate dalla procura ed elaborare una nuova e più efficace linea di difesa.