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L’opinione di Sara Giudice

Che senso ha la giornata contro la violenza sulle donne finché consentiamo a Feltri di dire quello che dice

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Chi ci protegge dalla cultura del sospetto, quella che insinua, quella che ammicca, dove la donna vittima è sempre e comunque complice della violenza?

giornata contro la violenza sulle donne feltri

Le giornate della memoria non mi sono mai particolarmente piaciute. Mi piace il Natale, il Capodanno, il giorno del mio compleanno. Non mi piace l’idea della giornata della memoria per le donne vittime di violenza. Non mi convince, non mi basta, specie se a celebrarla sono le stesse istituzioni che non sono in grado di proteggere le donne dai mariti violenti, nemmeno dopo ripetute denunce messe nero su bianco.

Non fa più notizia la morte di una donna per mano del compagno, non ci disturba abbastanza sapere che quella donna si era ciecamente affidata allo Stato chiedendo di essere protetta. Un paese dove perfino gli orfani dei femminicidi vengono abbandonati a loro stessi, è servita una legge ad hoc per proteggerli dalle spese legali, dalle umiliazioni e dal futuro incerto che peserà eternamente sulle loro spalle.

Che cosa si vuole ricordare esattamente il 25 novembre non mi è chiaro.

Vogliamo ricordare chi non c’è più o vogliamo lottare contro le violenze di genere che mortificano la nostra società costantemente? Chi ci protegge dai salari più bassi degli uomini, chi ci protegge dai congedi parentali presi per il 90% dalle donne, dall’imparità nella gestione delle faccende domestiche, dal mobbing lavorativo che si subisce al rientro dalla maternità?

Chi ci protegge dalla cultura del sospetto, quella che insinua, quella che ammicca, dove la donna vittima è sempre e comunque un po’ complice della violenza, semplicemente perchè non è riuscita ad evitarla.

Fin da piccole d’altronde, ci abituano ad avere paura delle streghe e non ad aver paura di chi le ha bruciate in piazza. Una spada di Damocle che ci portiamo sempre con noi, il senso di colpa come essenza stessa della nostra esistenza. È ora di dire basta, di perdonarci, di smetterla con le ambiguità. È ora di essere lapalissiani con chi, sfruttando la sua posizione di pseudo potere, vomita fango e veleno contro una diciottenne vittima di una violenza sessuale.

Vittorio Feltri, Direttore del quotidiano Libero definisce “ingenua” la ragazza che sarebbe stata violentata per ore dall’imprenditore Alberto Genovese. Non è lui un violentatore criminale, non è una persona mentalmente disturbata e probabilmente tossicodipendente, è la ragazza vittima di ingenuità. Il Direttore, che non brilla certo per galanteria e sensibilità, sottolinea tra l’altro che per un uomo sia molto difficile reggere una prestazione sessuale per cosi tante ore, con questo “accanimento sulla passera ingiustificato”. Sorvolando sul fatto che non tutti gli uomini hanno la stessa capacità di reggere una prestazione sessuale, e su questo chiaramente il Direttore ha dei problemi personali, è chiara la cultura del sospetto che il non giornalista Feltri vorrebbe trasmetterci. La ragazza in qualche modo in quella stanza ci è finita, che pensava di trovare? Sarà vero che non ci è stata?

Mi sorprendo che non si sia sollevata la questione dell’abbigliamento della vittima, se fosse più o meno consono. Naturalmente poco importa se la giovane in questione fosse stata narcotizzata, il solo fatto di aver partecipato ad una festa, di aver cercato il piacere, il divertimento, la pone su un piano diverso di questa narrazione tossica. È solo una mezza vittima, una vittima di se stessa e della sua lussuria, della sua incapacità di starsene a casa tranquilla e fare la brava ragazza. Le brave ragazze non vanno alle feste trasgressive e le cattive ragazze vanno incontro a qualsiasi cosa, saranno sempre mezze vittime. I genitori non hanno saputo tenerle al loro posto, sono streghe e delle streghe dobbiamo sempre e comunque dubitare.

Caro Direttore, quando avevo 18 anni ho incontrato tante di quelle persone e frequentato tanti di quei luoghi da poterle dire con certezza che almeno un centinaio di volte mi sarei potuta cacciare nei guai seri. Non è accaduto ma è solo un caso, pura fortuna. Le assicuro però che in nessuno di questi casi avrei meritato di essere stuprata sul letto di un tossico per infinite ed infinite ore. Le sue parole, oltre ad essere vomito, sono pericolose socialmente. Si sa Direttore che davanti alle ingenue si sentono tutti più giustificati, tutti più forti, tutti più liberi di fare quello che vogliono. Tuttavia, perfino le ingenue hanno diritto di non essere stuprate.

E comunque caro Direttore, nel salutarla, le ricordo che è sempre meglio essere ingenui che stronzi.

Sara Giudice, milanese di nascita e apolide nel cuore, classe 1986. Laureata in Lingue e Comunicazione alla Iulm di Milano e master in comunicazione presso la business school del sole 24 ore. Cresciuta a pane e politica, è grazie ai libri di Oriana Fallaci che esplode la sua passione giornalistica. Ha iniziato la carriera televisiva presso la televisione americana Class Cnbc come inviata politica. Arrivata a La7 lavora prima per la trasmissione In Onda poi per PiazzaPulita, collabora con Il Fatto Quotidiano e l'Inkiesta. Nel 2017 ha vinto il premio Giancarlo Siani con un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti a Roma, nel 2019 il Premio Maurizio Rampino con un'inchiesta sulla criminalità ad Afragola. Insieme ad altri colleghi ha scritto il libro "Italia sotto inchiesta" pubblicato da Meltemi. Il mio motto? "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla".


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Gianni
26 Novembre 2020 09:39

Sono molto, molto incazzato! E sono molto amareggiato! Sono d’accordo con te su quanto hai scritto, ma mi disturba molto di più, leggere continuamente che ogni donna uccisa, aveva presentato più e più denunce alle autorità…….autorità che ieri , tutte nessuna esclusa, si facevano la bocca grande in TV esprimendo lo sdegno x l’ennesima vittima. Ma quando queste presentavano le denunce cosa avrebbero fatto x evitare l’uccisione? Assolutamente nulla…..e allora di cosa stiamo parlando? Siete solo la vergogna della vergogna che di fronte a 90 povere donne uccise,non avete neanche il senso del rispetto e del silenzio che sarebbe molto… Leggi il resto »


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Sara Giudice

Sara Giudice, milanese di nascita e apolide nel cuore, classe 1986. Laureata in Lingue e Comunicazione alla Iulm di Milano e master in comunicazione presso la business school del sole 24 ore. Cresciuta a pane e politica, è grazie ai libri di Oriana Fallaci che esplode la sua passione giornalistica. Ha iniziato la carriera televisiva presso la televisione americana Class Cnbc come inviata politica. Arrivata a La7 lavora prima per la trasmissione In Onda poi per PiazzaPulita, collabora con Il Fatto Quotidiano e l'Inkiesta. Nel 2017 ha vinto il premio Giancarlo Siani con un'inchiesta sul traffico illecito di rifiuti a Roma, nel 2019 il Premio Maurizio Rampino con un'inchiesta sulla criminalità ad Afragola. Insieme ad altri colleghi ha scritto il libro "Italia sotto inchiesta" pubblicato da Meltemi. Il mio motto? "Non sei fregato veramente finché hai da parte una buona storia e qualcuno a cui raccontarla".

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