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Femminicio Roveredo, la mamma del killer: “Lo trattava come un cane”

La mamma del killer del femminicio di Roveredo: "Lei non curava la casa, doveva fare tutto lui".

Femminicio Roveredo mamma killer

Lo scorso 25 novembre, Giuseppe Forciniti, un uomo di 33 anni, ha ucciso a coltellate la sua compagna, Aurelia Laurenti, un anno più giovane di lui, a Roveredo in Piano, in provincia di Pordenone. Un femminicidio avvenuto proprio nella giornata contro la violenza sulle donne, dettaglio questo che ha contribuito a rendere ancora più macabro quanto avvenuto.

In difesa del killer è arrivata la difesa di sua mamma, Giovanna Ferrante, che in un’intervista rilasciata al Messaggero lo definisce una “persona meravigliosa” trattata “come un cane dalla campagna” che “era sempre al telefono”.

Femminicio di Roveredo, parla la mamma del killer

“Lavorava come odontotecnico a Sacile – dice la mamma di Giuseppe Forciniti – ma voleva più tempo per dedicarsi alla famiglia e con tanti sacrifici nel 2012 si è laureato, il primo figlio aveva pochi mesi.

Per provvedere al bambino faceva i turni di notte e mandava i soldi ai genitori di Aurelia”.

Poi la donna parla dell’ultimo periodo del figlio, fortemente in crisi con la compagna: “Aurelia era pazza di Giuseppe. Lo amava. Non si voleva allontanare mai lui. Ultimamente lo aveva allontanato perché lui la riprendeva perché stava sul telefonino, non accudiva la casa, non si interessava più della famiglia. Giuseppe tornava dal lavoro e doveva pulire, cucinare, lavarsi, aiutare il bambino nei compiti.

Doveva fare tutto lui. In questo periodo di emergenza Covid era stanco per i turni e le aveva chiesto di aiutarlo”. Una situazione che secondo la mamma potrebbe essere stata alla base di quanto avvenuto nei giorni scorsi. “Non so che cosa lo ha spinto ad agire così. Ultimamente mi diceva che era trattato come un cane, ma io non ho dato peso”.

Gli altri episodi di violenza domestica

Giovanna Ferrante racconta anche di un altro episodio di violenza e di un occhio nero sul viso di Aurelia per il quale lei stessa si sarebbe molto infuriata. “Aurelia disse che gliel’aveva fatto Giuseppe – dice la mamma di Forciniti – Non le dico come l’ho trattato quando ho saputo. Lui disse mamma non le ho mai messo un dito addosso. Giurava, non gli ho creduto. Siccome sono una donna, ho creduto ad Aurelia. Il giorno dopo si alza la maglietta e noto un livido enorme in pancia. Sono caduto, disse”.

“Chiesi ad Aurelia – prosegue la donna – e lei disse di averlo colpito con il mattarello. Ho continuato a indagare. Ho chiamato la madre, che si lamentò del fatto che Aurelia stava tutto il giorno al telefonino. Non fa niente, dissi, basta che tratti bene i bambini. Non contenta, ho chiamato anche la zia. Lei mi disse che Aurelia, anche da piccola, si procurava i lividi sbattendo la testa contro il muro finché non otteneva ciò che voleva“.

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