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Avete voluto l’odio? Ora governatelo

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Questo odio viene da lontano: con la rabbia si è giocato molto spericolatamente per concimare qualche voto e per un po’ di visibilità pubblica.

proteste anti lockdown estrema destra

Ne usciremo sicuramente incattiviti. Il 54esimo rapporto Censis sulla situazione sociale del nostro Paese mentre cammina nelle sabbie mobili della pandemia è la fotografia di una disgregazione che è stata accelerata dal virus e che considera la ferocia una soluzione. Oltre ai dati che dicono dell’impoverimento crescente, della disoccupazione che stringe la gola, dei molti lavoratori che sono spariti sotto la scure del Covid ci sono anche numeri che raccontano di quello che siamo diventati: il 38,5% degli italiani si dice pronto ad accettare limiti al diritto di sciopero, alla libertà dei opinione e alla possibilità di iscriversi a sindacati e a associazione in cambio di un po’ di benessere economico.

Quando i diritti vengono barattati con i soldi significa che il “mors tua vita mea” è diventato un imperativo ritenuto potabile, significa che siamo pronti a scannarci per trovare un po’ di luce. E cosa accade a un popolo accecato dalla disperazione e dalla rabbia? Si ingaggia una guerra tra disperati che non fa altro che sanguinare disperazioni, la solita vecchia storia degli ultimi che si combattono per la gioia e il sollazzo dei primi.

Così il Censis dice che mentre per il 76,9% degli intervistati è giusto che paghino i propri errori i politici, dirigenti sanitari e via dicendo durante la pandemia per una percentuale ancora maggiore (il 77,1%) sarebbe il caso di punire ancora più duramente chi non indossa la mascherina, non rispetta il distanziamento e non rispetta i divieti.

Più della metà degli italiani (il 56,6%) chiede il carcere per i contagiati che non rispettano la quarantena.

Il 31,2% vorrebbe che chi si è ammalato per comportamenti irresponsabili non venga curato. E così via in un turbine di ferocia affilata che si consuma perfino tra generazioni: secondo il 49,3% dei giovani è giusto che gli anziani vengano curati solo dopo di loro. E alla fine risulta perfino naturale, scorrendo i numeri, che il 43,7% si dichiari favorevole alla pena di morte nel nostro Paese. E la percentuale sale addirittura al 44,7% tra i giovani.

Quasi metà degli italiani è tornata a sognare il patibolo: nel 2020 mentre il mondo ci sta mettendo secoli a cancellare la vergogna della pena di morte qui dalle nostre parti ritorna a essere invocata a gran voce. Certo, si dirà, è la paura del virus, è questo momento in cui tutto crolla e in cui c’è solo disperanza per il futuro eppure questa rabbia è qualcosa che viene da più lontano: qui dalle nostre parti con la rabbia si è giocato molto spericolatamente per concimare qualche voto e per un po’ di visibilità pubblica.

Gli acrobati della rabbia sono quelli che hanno sdoganato la punizione degli altri (sempre raccontati come privilegiati) come sublimazione massima perché così è molto più facile di lavorare sulla complessità delle uguaglianze. Sono quelli che hanno instillato il pensiero di un nemico e di un colpevole per qualsiasi cosa accada, foraggiando l’idea che le nostre difficoltà siano sempre figlie di una determinata categoria (professionale o umana) a cui poter affibbiare tutte le responsabilità.

Questi hanno giocato con l’odio, alzando ogni giorno l’asticella più in alto, e ora com’era prevedibile si ritrovano a doverlo governare. Solo che l’odio gonfia il bacino elettorale ma è un pessimo strumento di governo e quindi ora mentre ci sarebbe da curare e ricostruire l’opinione popolare chiede a gran voce di punire, punire, punire. Solo che è uno stomaco che si allarga, giorno dopo giorno, anno dopo anno, e se ora è arrivato a chiedere la pena di morte e di non curare gli irresponsabili e gli anziani domani chiederà una preda ancora più grassa, un sacrificio ancora più cruento.

Fino a che l’odio non si ritorcerà contro i suoi stessi fomentatori e allora a quel punto, ci potete scommettere, quelli diventeranno magicamente garantisti. Avete voluto l’odio? Ora governatelo.

Scrittore e giornalista.


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Giulio Cavalli

Scrittore e giornalista.

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