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Il potere della “finestra degli abbracci”: vede le figlie e riprende cure per Covid

Gioconda rifiutava le cure contro il Covid: soltanto la finestra degli abbracci l'ha convinta a riprenderle.

stanza degli abbracci

Gioconda ha 73 anni ed è ricoverata al San Donato di Arezzo poiché positiva al Covid-19. Nei giorni scorsi, tuttavia, ha iniziato a lasciarsi andare. Non voleva più ricevere le cure dei medici. L’unico suo desiderio era quello di tornare a trascorrere il suo tempo con le figlie, Manuela Maura.

Dopo diverso tempo dalla richiesta l’ospedale è riuscito ad accontentarla grazie alla “finestra degli abbracci“.

La finestra degli abbracci per Gioconda

Gioconda, dopo 40 giorni, è riuscita a riabbracciare le figlie Manuela Maura, seppure attraverso un vetro. L’incontro è stato decisivo per la sopravvivenza dell’anziana. “Rifiutava il cibo e le medicine, si strappava gli aghi. Dal punto di vista medico stava meglio ma non potevano curarla se lei rifiutava tutto“, racconta il dottor Danilo Tacconi, direttore del reparto.

Poi la svolta. “Il nostro reparto è al piano terra e quindi l’operazione era piuttosto semplice da organizzare. Lo abbiamo fatto. Adesso Gioconda ha accettato di riprendere a mangiare e a curarsi“.

Al San Donato, spiega il dottor Tacconi, “le abbiamo provate veramente tutte con i nostri pazienti”. Non sempre è semplice allegerire il loro dolore psicologico. Affinché ciò sia possibile è importante permettergli di mantenere un contatto con la famiglia a distanza, ad esempio tramite telefonate e videochiamate.

La “finestra dell’abbraccio” è però senza dubbio il migliore espediente, oltre ad essere anche sicuro.

Stiamo seguendo il dibattito nazionale sulla possibilità di far accedere i parenti all’interno delle degenze Covid ma i problemi sono molti. Di sicurezza ma anche organizzativi perché sarebbe necessario far indossare tutti i dispositivi di protezione e questa è una procedura che deve essere accompagnata da personale esperto”, ha concluso il direttore del reparto di malattie infettive.

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